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Tolto il presidio davanti all’azienda Csm

Casalgrande, il proprietario dell’Adm dopo gli scontri: «L’azienda reggiana è solo una vittima»

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CASALGRANDE. Il picchetto davanti alla Csm di Villalunga non c’è più. Ieri i lavoratori dell’Adm di Camposanto (Modena) e i SiCobas non erano davanti ai cancelli dello stabilimento in via don Pasquino Borghi. Forse solo una tregua, visto che i sindacati di base erano a Modena per protestare contro l’arresto del loro coordinatore nazionale per un’altra vicenda. Certamente un po’ di normalità dopo giorni di tensione crescente culminati con gli scontri di venerdì scorso con le forze dell'ordine. Il problema però resta. Da una parte ci sono i lavoratori sospesi con una mail che accusano l'Adm di aver delocalizzato la produzione. Dall'altra il titolare dell'azienda. In mezzo c’è l'azienda reggiana protagonista, volente o nolente, di questa vicenda quasi tutta modenese.

«Nella Csm non sono amministratore, non ho poteri, non c’entra niente. Questa protesta danneggia inutilmente altri imprenditori estranei a questa dolorosa vicenda – ha spiega il proprietario della Adm, Mario Schenetti –. Voglio andare in pensione ma ho aiutato a trovare un’alternativa a 26 dei 45 dipendenti. Restano solo quei 19, che non mi pare abbiano altra intenzione se non quella di protestare».

E una nuova protesta è un’ipotesi tutt’altro che remota. «Noi continuiamo», ha dichiarato Marco Mattei dei SiCobas. Una linea battagliera che potrebbe ricreare a Casalgrande momenti di tensione come quelli che hanno portato venerdì al ferimento di due operai. Entrambi marocchini, sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e, come gli altri 18 presenti al picchetto, per manifestazione non autorizzata.

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