Gazzetta di Reggio

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È morto Bruno Olivi, una vita per l’arte

Il pittore aveva 90 anni e aveva fatto parte del “gruppo” di Cavicchioni, Costa e Gerra. Oggi (ore 14) i funerali

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REGGIO EMILIA. È morto a 90 anni Bruno Olivi, uno degli artisti reggiani più importanti del secondo dopoguerra. Nel 2010, ai Chiostri di Domenico, Reggio gli rese omaggio con una importante mostra nella quale duecento opere raccontavano il suo coraggio artistico e il suo talento mai scontato o di maniera. Bruno Olivi ha chiuso gli occhi per sempre nella notte tra sabato e ieri, in un letto del Santa Maria Nuova, dove era ricoverato da un mese. Tre anni fa era stato colpito da un ictus e da allora le ricadute e i ricoveri non erano mancati. Olivi lascia la moglie Maria, la figlia Paola e due nipoti. I funerali sono stati fissati per oggi alle ore 14: il corteo funebre partirà dalle camere ardenti del Santa Maria per raggiungere Coviolo in attesa della cremazione. «Con mio padre - ricorda la figlia Paola - scompare anche una pagina importante della cultura reggiana. Penso a Gerra, Costa, Cavicchioni, tutti grandi amici scomparsi da tempo. Di quella generazione, ora, rimane solo Alfredo Gianolio».

Nato a Reggio Emilia nel 1926, Bruno Olivi frequenta l'Accademia di Belle Arti di Bologna dove assimila la lezione tonale di Giorgio Morandi e la luminosa concezione spaziale di Virgilio Guidi. Ma in questi anni l'artista respira il clima della pittura italiana legata ai valori dinamici della materia e del segno, soprattutto il senso della traccia e del graffito, del groviglio e della macchia.

Attraverso l'esempio di Pompilio Mandelli (cui lo legherà per tutta la vita una sincera amicizia) si avvicina alle opere della pittura informale di Wols, Tobey, Hartung e a Fautrier, senza dimenticare le ricerche dei bolognesi Bendini e Romiti. Pur nell'evoluzione della poetica e della ricerca pittorica a questa scelta di stile resterà fedele per tutta la vita.

Così lui stesso descriveva la genesi della sua produzione artistica: «Parto da una macchia. Il dipinto nasce dal movimento con cui la scopa traccia il primo segno. Tutto il resto segue per dare senso a queste forme». La coerenza del suo lungo percorso di artista, caratterizzato fino agli ultimi anni da una copiosa produzione di opere, si esprime in particolare nella ricerca sull'identità gestuale del colore. Attraverso segni sicuri e veloci, che si contraggono e si dilatano quasi seguendo i ritmi del respiro, Olivi passa con indifferenza dai grandi formati ad altri molto piccoli, sempre mosso dall'impegno, sentito come prioritario, di esaltare l'energia dei colori. Nel 2010 i Musei Civici con la Fondazione Manodori gli avevano dedicato una grande mostra ai Chiostri di San Domenico. Intitolata “Indomita pittura” la mostra aveva presentato oltre duecento opere dell'artista, dal 1946 al 2009: tele, carte e disegni sempre sostenuti da una costante carica inventiva. Scriveva in catalogo Claudio Cerritelli: «Più Olivi è vicino alla fonte sorgiva del colore, più la pittura ritrova il senso felice del primordio, la forza trasfigurante del primo gesto, l'origine di interminabili visioni dove lo sguardo precipita non perdendo mai il controllo dell'eccitazione cromatica». Molte opere dell'artista donate al Comune sono esposte all'ultimo piano di Palazzo dei Musei nell'ambito della mostra “Tutto quadra-Pittura del 900 nelle collezioni dei Musei Civici”.(c.c.)

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