Mafia, intercettazioni e scambio di accuse: in consiglio comunale c’è Pagliani, e il Pd lascia l’aula
Reggio Emilia, la maggioranza abbandona i banchi in forma di protesta contro il capogruppo di Forza Italia che qualche giorno fa aveva dichiarato «Se il tessuto economico nella nostra provincia è infiltrato dalle mafie, la colpa è esclusivamente solo vostra»
Il 23 marzo 2012, due giorni dopo, c’è una telefonata tra i due, finita fra le intercettazioni, in cui spunta l’ipotesi di un dossier sull’allora presidente della Camera di Commercio, Enrico Bini, oggi sindaco di Castelnovo Monti, fra i più assidui spettatori del processo. È la telefonata che riaccende gli animi. M5s e Pd tornano a chiedere a gran voce le dimissioni di Pagliani. Il segretario provinciale Pd, Andrea Costa, non usa mezzi termini: «Per noi deve stare fuori dalle istituzioni». Forza Italia, invece, fa quadrato attorno a Pagliani, che dalla difesa passa a sua volta all’attacco: «Se il tessuto economico è infiltrato dalle mafie nella nostra provincia la colpa è esclusivamente solo vostra».
È la goccia che fa traboccare il vaso. Pagliani arriva in Sala Tricolore con circa mezz’ora di ritardo, intorno alle 16.30. È il momento della votazione del via libera all’adesione dell’appello di Avviso Pubblico, per chiedere al governo una rapida approvazione di un pacchetto di leggi per la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione. Il documento, firmato da una pattuglia di consiglieri Pd guidati da Matteo Terzi, passa con 27 voti favorevoli (Pd, Forza Italia, M5s, Sel) e 3 astenuti (Bassi di Forza Italia, Lista civica Magenta, Grande Reggio-Progetto).
Dopo il voto, l’ordine del giorno del consiglio prevede che cominci la discussione di una mozione per la tutela del Parmigiano-Reggiano, targata Forza Italia. Il primo firmatario è proprio Pagliani. È in questo momento che il capogruppo Pd, Andrea Capelli, prende la parola. Chiede di poter intervenire. E parte con l’affondo. «La polemica politica, sui giornali, ci sta fino ad un certo punto – afferma – ma abbiamo letto dichiarazioni pesanti da parte di Forza Italia in cui si insinua una collusione tra le attività delle organizzazioni criminali e le istituzioni. Quando per interessi di casacca si getta fango sulle istituzioni non siamo disponibili al confronto».
Chiede alla presidente del consiglio, Emanuela Caselli, la verifica del numero legale. Una verifica inutile. I banchi della maggioranza si svuotano velocemente, fra le proteste dell’opposizione. Dopo circa 15 minuti, una seconda verifica, come da regolamento. Il consiglio chiude in anticipo i battenti.
«Abbiamo deciso di non poter procedere serenamente a discutere qualsiasi proposta che venga dal gruppo di Forza Italia – spiega ancora Capelli – dopo che in queste settimane Pagliani e altri dirigenti, come Gasparri, Palmizio, Nicolini, hanno tentato di offuscare la polemica politica sul coinvolgimento dell’imputato Pagliani in Aemilia gettando fango sulle istituzioni di tutti i cittadini. Non possiamo accettare che la comunità che rappresentiamo sia adombrata dalla pesante insinuazione e gravissima allusione di una presunta collusione con la mafia. Le forze politiche dovrebbero spegnere la polemica di parte per combattere insieme l’infiltrazione mafiosa. Ogni confronto dialettico con Forza Italia era impraticabile perché si è passato il limite in questa settimana di dibattito pubblico».
Una decisione che non è affatto piaciuta alle opposizioni. A cominciare dal M5s: «Il Pd invece di preoccuparsi delle infiltrazioni mafiose che stanno devastando Reggio e che si sono verificate indisturbate durante i decenni in cui ha governato la città, abbandona il consiglio rifiutando di affrontare gli argomenti previsti, sulla base di una querelle “privata” con Forza Italia – commentano dal gruppo M5s – I cittadini dovranno continuare ad aspettare che l’amministrazione comunale si occupi dei loro veri problemi». Cesare Bellentani, della Lista Magenta, ha invece parlato di un episodio di «censura».
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