Fantuzzi risponde a Iren: «L’associazione non esiste ma i piccoli azionisti sì»
Continua il botta e riposta dopo la lettera ricevuta dai dirigenti della multiutility
REGGIO EMILIA. Saranno solo punture di spillo o di zanzara, ma evidentemente le critiche infastidiscono anche un gigante come Iren. Nei giorni scorsi il direttore Affari societari della multiutility Massimiliano Abramo ha inviato una raccomandata a Francesco Fantuzzi (e per conoscenza alla Consob), con la quale si chiede allo stesso Fantuzzi se esista davvero l'associazione di piccoli azionisti di cui dice di essere portavoce.
E soprattutto se esista ai sensi del Testo Unico del 1998 che regola la vita delle associazioni degli azionisti. Messa così l'associazione “non esiste”, dice lo stesso Fantuzzi. Ma la cinquantina di piccoli azionisti residenti nelle province di Piacenza, Parma e soprattutto Reggio Emilia che a ogni assemblea di Iren intervengono con toni critici rispetto alle scelte aziendali, esistono, si fanno sentire ed evidentemente disturbano il manovratore. Ma quello che sostengono Fantuzzi e soci in riposta a Iren è che «queste persone si limitano a esercitare le prerogative dei singoli azionisti che sono riconosciute dalla Consob e dal Codice Civile».
Di fronte alla contestazione di Iren Fantuzzi precisa alcuni aspetti, non prima di aver ribadito che continuerà a fare quello che ha fatto fino ad ora, «cioè a esercitare le prerogative di un piccolo azionista previste per legge». Poi Fantuzzi aggiunge: «Ho già risposto al direttore Affari societari di Iren Massimiliano Abramo che è cosa nota che allo stato attuale non esiste alcuna associazione di piccoli azionisti e che non sono presidente ma semplice portavoce. Posso presumere che Iren abbia usato un aspetto formale per non affrontare un dato che è sostanziale». Peraltro, spiega: «Non ho divulgato pubblicamente la lettera che è arrivata da Iren, mi sono limitato a utilizzare la mailing list dei piccoli azionisti».
Peccato che tra i destinatari di tale elenco figuri anche qualche giornalista. Ma non è quello il problema per Iren. Pare invece lo siano gli esposti alla Consob o le minacce di presentarli da parte di questo gruppo di azioni che sono proprietari di un quantitativo di azioni non superiore allo 0.1% del capitale sociale che danno diritto al voto in assemblea. Anche altri piccoli azionisti, hanno però reagito alla lettera di Iren, e non hanno alcuna intenzione di demordere. «La nostra non è una battaglia per difendere il piccolo capitale investito, ma una battaglia di principio per difendere la territorialità dell'azienda», hanno detto. Quella che nel frattempo si è smarrita tra Torino e Genova.
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