Maniscalco: «Se si mette male faccio i nomi»
L’imputata per gli ammanchi di via Gattalupa annuncia battaglia: «Posso rinunciare alla prescrizione»
REGGIO EMILIA. Come ad ogni udienza Maria Maniscalco è seduta accanto al suo avvocato, Giovanni Tarquini, a poca distanza dai testimoni della procura che sfilano davanti al giudice Luca Ramponi e che, il più delle volte, la accusano di essere la responsabile dell’ammanco da 90 milioni di euro ai loro danni. Ex clienti della filiale Unicredit di via Gattalupa, divenuti spesso amici stretti della Maniscalco, al tempo abile direttrice della banca, imputata che potrebbe giovarsi della prescrizione, che scatterà a marzo. «Potrei farne a meno – dice l’imputata a margine dell’ennesima udienza – perché qui si sta parlando anche della mia famiglia e dei miei figli». Maniscalco, infatti, punta il dito contro la sua ex banca. «Dicono che ho staccato tutta da sola la spina ad esempio agli investimenti dell’industriale Spallazani – racconta – ma non è possibile che io abbia fatto senza autorizzazioni un’operazione da 5 milioni di euro. È una storia alla quale nessuno può credere. E anche gli altri investimenti erano offerti ai clienti con privilegio, quindi con capitale garantito e un piccola cedola, senza che però fosse legittimo. Io obbedivo, non ho raggirato nessuno».
Una tesi, questa, difficile da digerire vista la mole di accusatori, risarciti dalla banca per un ammontare di circa 30 milioni di euro. «Non è giusto che anche i miei figli paghino per errori che non ho commesso. Se si mette male faccio i nomi» annuncia, salvo non rispondere quando le si chiede i nomi di chi, ma instillando il dubbio. «C’era un giro di soldi». Il suo turno sul banco dei testimoni arriverà verso aprile, dopo che saranno terminati i testi della procura. Lei annuncia battaglia, una sorta di colpo di coda di cui ha già dato un assaggio ieri, intervenendo con dichiarazioni spontanee dopo alcune deposizioni: spiegazioni tecniche con le quali ha cercato di fare luce sugli ammanchi. Interventi brevi, che diventeranno un fiume in piena quando arriverà il suo turno per parlare. «Io non ho soldi, ho solo mezza casa con mio marito e un piccolo terreno» ci tiene a ribadire. Crocifisso al collo, credente e volontaria in parrocchia allo Spirito Santo di via Mascagni, dove tiene anche il bilancio. «Faccio ancora consulenza ad alcuni vecchi clienti che si fidano ciecamente di me – dice – ce ne saranno tanti che verranno a testimoniare in mio favore». (e.l.t.)
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