Marchi: «Un partito non può coprire il buco di En.Cor»
CORREGGIO. «Il patrimonio della fondazione Reggio Emilia Tricolore è reggiano, su scala provinciale. La fondazione non può fare donazioni, perché rischierebbe di mettere a repentaglio l'equilibrio...
CORREGGIO. «Il patrimonio della fondazione Reggio Emilia Tricolore è reggiano, su scala provinciale. La fondazione non può fare donazioni, perché rischierebbe di mettere a repentaglio l'equilibrio del suo bilancio. Figuriamoci se può vendere per poi devolvere le entrate a fini estranei alle sue finalità statutarie». Così Maino Marchi risponde alla provocazione di Andrea Nanetti che ha chiamato in causa il deputato e tesoriere del Pd per il caso del fallimento En.Cor.
All’indomani del via libera della Corte dei conti al bilancio del Comune di Correggio, l’ex consigliere comunale di Forza Italia, aveva lanciato la proposta che fosse il Pd col suo patrimonio a coprire «il buco causato dal crac della municipalizzata». E aveva chiamato in causa Marchi indicandolo come «tesoriere e notoriamente Ras» dei democratici che, «a Correggio e provincia possiedono almeno gli 8,5 milioni custoditi dalla “Fondazione Reggio Emilia Tricolore” (costituita nel 2007 col patrimonio provinciale Pci-Pds-Ds) e circa 50 immobili, tra cui alcuni in vendita». Per questo, secondo Nanetti Marchi sarebbe in grado «di devolvere almeno una parte dei proventi della fondazione per ripianare i debiti creati dall’amministrazione».
Un’ipotesi che Marchi rispedisce al mittente sottolineando che la fondazione non può «devolvere entrate a fini estranei alle sue finalità statutarie», e perché , aggiunge il deputato del Pd, «sarebbe comunque ingiusto, se si vendesse un bene non collocato a Correggio, che ne beneficiasse il territorio correggese».
Sottolineato che «il Pd non è i Ds» come «dimostra il fatto che l'ex sindaco Marzio Iotti è stato esponente del Pd, ma mai del Pci o del Pds o dei Ds», Marchi invita a «restringere il campo a Correggio».
«L’attuale situazione è di difficile sostenibilità sia per il partito sia per la Fondazione – sostiene quindi il deputato Pd –. Il patrimonio costa molto in termini di tasse e di gestione. Inoltre il pezzo forte del patrimonio è il salone delle feste per cui non c’è la corsa di acquirenti. Anche per i vincoli d’uso che ha, può essere gestito, con molta fatica e molte difficoltà a far tornare i conti, solo da un partito con un alto livello di volontariato».
Quindi il tesoriere del Pd spiega il perché la soluzione proposta da Nanetti è impraticabile: «Non si è mai visto che se un’amministrazione causa dei danni patrimoniali a un ente paghi un partito – sottolinea Marchi –. Le leggi prevedono tutte le modalità perché gli organi competenti rilevino le eventuali responsabilità dei precedenti amministratori. Non penso che la Corte dei Conti non approfondirà».
Un no a Nanetti su tutti i fronti cui segue il controattacco: «Credo che gli secchi il fatto che l’attuale amministrazione sta affrontando con rigore, competenza e capacità di individuare soluzioni una partita molto difficile. Inoltre non mi pare che si abbia intenzione di svendere alcunché. Vendere non equivale a svendere. E stia tranquillo che Ilenia Malavasi e la sua squadra non svenderanno nulla».
E infine Marchi lancia una stoccata tanto all’ex consigliere quanto a Forza Italia: «Se il capo di Nanetti, Silvio Berlusconi, dovesse pagare per tutti i danni che ha prodotto all'Italia, non basterebbero nè ville nè televisioni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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