Reggio Emilia, lo Stato si prende la casa di Grande Aracri
Brescello, la confisca è definitiva: Francesco, fratello del boss, ha perso il ricorso in Cassazione. Passa di mano il patrimonio
RIPRENDIAMOLI: sfida per i beni confiscati alle mafie
BRESCELLO (Reggio Emilia) Francesco Grande Aracri è in cerca di una casa. La sua abitazione in via Pirandello, a Brescello, è dello Stato italiano, che potrebbe venderla come decidere – tramite l’agenzia nazionale dei beni confiscati alle mafie – di offrirla ad associazioni per scopi sociali.
Una cessione divenuta ora definitiva per bocca dei giudici della Cassazione che hanno respinto il ricorso sul decreto di confisca di prevenzione mafiosa che nel 2013 mise i sigilli al patrimonio del 62enne, fratello maggiore del boss della ’ndrangheta cutrese Nicolino Grande Aracri.
Un provvedimento, quello di tre anni fa, che segnò il passaggio dalle investigazioni sottotraccia alla repressione “sul campo” contro le organizzazioni criminali e i loro esponenti attivi nella nostra provincia. Francesco Grande Aracri era entrato nel mirino perché condannato in giudicato per reato di associazione mafiosa nel processo Edilpiovra, pena alla quale seguì la sorveglianza speciale da poco scaduta e che pesò sullo scioglimento per mafia del Comune di Brescello.
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Quella nei suoi confronti fu la prima misura di prevenzione patrimoniali emessa nella nostra Regione, inflitta a Francesco Grande Aracri – e alla moglie Santina Pucci – perché fu ravvisata la sproporzione tra i redditi dichiarati e il suo patrimonio reale. Con la confisca lo Stato diventa proprietario di quattro abitazioni che Grande Aracri costruì nel quartiere soprannominato “Cutrello”, una delle quali è la dimora che condivide da anni con la famiglia.
Accanto c’è anche la casa – non ricompresa nella confisca – del nipote, Alfonso Diletto, già condannato a 14 anni in primo grado nel processo contro la ’ndrangheta Aemilia, nel quale lo zio, invece, non è né indagato né imputato. Una risultanza divenuta tesi, quest’ultima, che è stata fatta valere dai difensori di Francesco Grande Aracri nei tre gradi di giudizio sul sequestro – gli avvocati Alessandro Sivelli di Modena e Andrea Marvasi di Parma – che non ha però convinto i giudici.
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Oltre alle case in via Pirandello, auto, conti corrente e società – in primis la Euro Grande con la quale ha costruito in provincia – sono ora a disposizione dell’amministrazione giudiziaria che dovrà procedere di concerto con l’agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità. Inizialmente il patrimonio fu valutato attorno ai 3 milioni di euro: il valore reale sembra essere più basso a valori di mercato, ma apre un fronte importante sulle amministrazioni dei beni in via di confisca.
Sempre ieri, in tribunale a Reggio, è stata rinviata l’udienza del sequestro preventivo di Roberto Turrà, questo invece imputato di Aemilia. Ma sono tanti i procedimenti in corso. Sempre a Brescello si attende l’esito del ricorso dei beni intestati anche ai figli di Francesco Grande Aracri, Rosita e Paolo.
I due sono proprietari della ditta Marmi Nusa srl che si trova nella stessa area di strada Breda-Vignazzi, e di altri beni. Ma secondo la procura antimafia di Bologna si tratta di “teste di legno” usate per celare il patrimonio del padre, al quale non è stata restituita la patente di guida.
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