Vetto ha l’incidenza più alta di tumori
Delmonte sui dati del registro oncologico. Il direttore sanitario Ausl: «Età e dimensioni dei paesi possono influire sulle percentuali»
MONTECCHIO. Vetto è il Comune con la maggior percentuale di incidenza di tumori diagnosticati rispetto al numero di abitanti (8.49%) seguito da Canossa (6.69), mentre Montecchio ha registrato nel periodo 2006- 2013 ben 600 casi, più o meno quanto Sant’Ilario.
È quanto ha rilevato Gabriele Delmonte, vicepresidente regionale Lega Nord e consigliere comunale a Montecchio, che ha inoltrato all’Ausl regionale la richiesta di accesso agli atti al Registro Tumori reggiano. L’analisi degli otto anni comprende tutti i tumori maligni, tumori incerti e benigni della vescica e del sistema nervoso centrale; i casi sono riferiti a pazienti residenti nel Comune di riferimento al momento della diagnosi.
In totale, nel periodo 2006-2013, nella provincia reggiana, sono stati diagnosticati 32.460 tumori, che hanno colpito in media il 6,26% della popolazione. «Ho poi rielaborato questi numeri spaventosi confrontandoli con il numero della popolazione, utilizzando l’anagrafe 2015. L’intento era una mappatura Comune per Comune, per capire l’incidenza che la presenza di alcuni insediamenti produttivi può avere sull’insorgere della malattia: ci sono arrivate diverse segnalazioni in questo senso – ha spiegato Delmonte –. In realtà non mi sento di ipotizzare alcun collegamento tra diagnosi tumorale e industrie. Sono numeri nella media (tra il 5% e il 7%) e non allarmanti, ma che fanno riflettere».
Quello che emerge dall’elaborazione di Delmonte del Registro Tumori è che la percentuale di malati oncologici è più alta nei Comuni con meno abitanti: ad esempio Vetto, con 158 casi su 1.860 abitanti, ha una percentuale dell’8.49%; Canossa, con 257 casi su 3.844, ha un tasso del 6.69%; Campegine, con 309 casi su 5.029 abitanti, al 6.14%. Non fanno eccezione i borghi collinari: a Quattro Castella 841 malati (su 13.195 abitanti) pari al 6.37%, San Polo 378 malati (su 6.083 residenti) pari al 6.21%. Più basse le percentuali nei Comuni di maggiori dimensioni, che viaggiano sui 10-11mila abitanti: Montecchio 600 malati (5.7%), Sant’Ilario 611 (5,45%), mentre la percentuale più bassa (5.33%) si è registrata a Bibbiano (547 casi su 10.268 abitanti) e Gattatico, 5.55% (324 casi su 5.837).
«Il metodo è sbagliato – ha replicato la dottoressa Cristina Marchesi, direttore sanitario Ausl –. Quello che ha ricavato Delmonte, da non addetto ai lavori, è un dato grezzo, spesso fuorviante: età della popolazione (più anziani) e dimensioni ridotte possono far schizzare e sballare la percentuale nei Comuni più piccoli. Per poter fare raffronti occorrono strumenti epidemiologici più sofisticati: noi calcoliamo il Sir (rapporto standardizzato di incidenza), che mette in relazione i casi osservati con i casi attesi in quella data popolazione. Utilizzando il Sir, non si rilevano oscillazioni statistiche significative tra Comune e Comune, né collegamenti tra fabbriche e cancro».
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