Corghi, in arrivo il nuovo contratto dopo la vertenza
L’ad: «Cercheremo di superare il problema degli esuberi» Il sindacato: «Prevediamo di firmare l’intesa a marzo»
CORREGGIO. Il gruppo Nexion di Correggio, imperniato sullo storico marchio Corghi, raccoglie le forze e le mette in campo per affrontare le sfide del prossimo triennio, una volta concluse entro poche settimane le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro aziendale. La dura vertenza del 2015 è alle spalle. Evitati con specifici accordi i 54 licenziamenti allora prospettati, l'azienda, di cui è consigliere il presidente di Unindustria Mauro Severi, guarda al futuro con un cauto ottimismo, dopo avere registrato dal 2013 una crescita del dieci per cento.
Le linee progettuali sono state illustrate ai propri manager dall'amministratore delegato Cinzia Corghi: «Stiamo affrontando una realtà molto più complessa rispetto ad alcuni anni fa. La competitività sui mercati è intensissima, il contesto è soggetto a continui cambiamenti e noi siamo rimasti l'unica azienda di proprietà italiana con un'offerta globale nel nostro settore a dovere fare fronte a forti competitors multinazionali». Il primo punto di forza su cui il management fa affidamento è la storia imprenditoriale di Corghi, che nei suoi 60 anni di vita ha saputo superare le difficoltà. Anche la durissima crisi degli ultimi anni è stata affrontata positivamente dal gruppo, che ha mantenuto la leadership nel settore delle attrezzature per officine e gommisti e ora mette a punto una strategia finalizzata «a essere presente nelle principali aree geografiche e in tutte le fasce di mercato, dal top di gamma al low cost». Cinzia Corghi, peraltro, non nasconde le criticità, prima fra tutte il costo del lavoro. Questo è stato per anni il punto dolente delle relazioni con i sindacati, che si erano battuti anche per evitare la delocalizzazione in Croazia, dove Nexion non è andato oltre la costituzione di una unità produttiva con una dozzina di dipendenti. Ora si sta per raggiungere un'intesa capace di difendere l'occupazione dei 900 dipendenti che Nexion retribuisce in Italia, di cui 450 nello stabilimento Corghi di Correggio e gli altri distribuiti fra gli stabilimenti di Mondolfo Pesaro e Pieve Fosciana Lucca e altre realtà minori.
«Tutti gli strumenti - precisa Cinzia Corghi - sono utili per contenere il costo del lavoro. Il dialogo con i sindacati è continuo nel tentativo di trovare una soluzione soddisfacente per tutti». Davide Mariotti, sindacalista della Fiom-Cgil, conferma: «Da due mesi conduciamo insieme alla Fim-Cisl una trattativa per il rinnovo del contratto aziendale. Abbiamo compiuto grossi passi incontrando la disponibilità della controparte. Prevediamo di firmare entro i primi di marzo l'intesa da sottoporre poi al vaglio dei lavoratori».
La vertenza di due anni fa era stata superata con due accordi siglati nel dicembre 2015, un contratto di solidarietà scaduto il 31 gennaio e una mobilità volontaria incentivata, che ha trasformato in esodi volontari i temuti licenziamenti. Ciononostante rimane, secondo l'azienda, un eccesso di manodopera. «Abbiamo già fatto - spiega Cinzia Corghi - una proposta precisa e circostanziata alle Rsu. Confidiamo che si possano trovare degli spazi per superare il problema degli esuberi con soluzioni che vadano nell'ottica di una riduzione del costo del lavoro senza diminuire il potere d'acquisto dei lavoratori».
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