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«Ora il rischio è il numero chiuso»

«Ora il rischio è il numero chiuso»

Lanciato l’allarme dai dipartimenti reggiani: «Carenza di spazi e di docenti»

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REGGIO EMILIA. Carenza di spazi e docenti: la criticità riguarda soprattutto Reggio, svantaggiata rispetto ai dipartimenti storici modenesi. Non a caso i direttori dei Dipartimenti presenti (Eugenio Dragoni di Scienze e metodi di ingegneria, Giorgio Zanetti di Educazione e scienze umane, Maria Cristiana Martini di Comunicazione ed economia), hanno espresso coralmente soddisfazione per i risultati confortanti ma anche «preoccupazione per l’immediato futuro, i numeri cominciano a mettere sotto pressione la struttura di viale Allegri».

«I nostri tre dipartimenti sono i più piccoli, a livello di numero di docenti e aule, eppure rappresentiamo un terzo degli iscritti complessivi: non c’è proporzione», ha evidenziato Martini. I docenti si sono associati all’appello del rettore: «Laboratori ed aule sono al massimo delle possibilità di capienza, stiamo usando tutte le ore della giornata disponibili – hanno proseguito i docenti – chiediamo agli studenti di avere pazienza e ci aspettiamo, a questo punto, che dalle istituzioni cittadine non possa che arrivare conforto”».

Già da due-tre anni Reggio chiede maggiori spazi: ma se i progetti per Ingegneria, nell’area ex San Lazzaro, sono in corso, ancora tutto tace per sgravare viale Allegri. «Pochi giorni fa abbiamo avuto un incontro con il pro rettore Ferretti, nel quale abbiamo rinnovato le nostre richieste: aule esterne in centro storico, possibilmente nella zona compresa tra viale Allegri e la stazione, per motivi di raggiungibilità. Pare che lo sforzo, da parte del Comune, sia reale, ma la tempistica è quella della pubblica amministrazione: servirebbe una accelerazione – hanno proseguito i direttori di dipartimento – alcuni corsi andrebbero sdoppiati e divisi in due, in ordine alfabetico, ma se si continua così il rischio è il numero chiuso».

Esiste inoltre un aspetto più sociologico: l’università reggiana attira una percentuale di giovani fuori sede ormai consistente, mentre gli alloggi ancora scarseggiano. «I fuori sede provengono dal sud, ma anche dal nord: ci sono studenti che, dopo aver conseguito una laurea triennale a Bologna o Padova, scelgono Reggio per proseguire con la magistrale», hanno spiegato. Una realtà universitaria – in termini di mercato economico, immobiliare e del tempo libero – non ancora percepita da Reggio, che non è ancora una città universitaria. «È comprensibile, 14-15 anni di vita sono pochissimi per un ateneo – hanno affermato i responsabili reggiani – certo c’è scarsa visibilità e collegamento tra le politiche giovanili e gli universitari, che non a caso lamentano di trovare una città dove si studia bene perché le distrazioni sono minime». (am.p.)

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