Sciopero alla Bosch per il rinnovo dell’integrativo
Per la prima volta i lavoratori davanti alla sede di Vezzano Da settembre circa 100 impiegati sono in cassa integrazione
VEZZANO. Sciopero alla Bosch Rexroth di Vezzano. I lavoratori della più importante azienda vezzanese hanno incrociato le braccia nella mattinata di ieri, tenendo un presidio anche nel pomeriggio. Una protesta finalizzata a sollecitare l'azienda in vista del rinnovo del contratto integrativo aziendale. Questo sciopero è il primo che si svolge davanti allo stabilimento di Vezzano. Altre volte le rappresentanze sindacali aziendali avevano aderito a manifestazioni ma che si sono svolte a Reggio Emilia.
La multinazionale tedesca è presente nel Comune collinare da una dozzina di anni: ha sede nella zona industriale di Sedrio, in via Artigianale 12, e occupa oltre 300 dipendenti. L’azienda occupa molti giovani, l'età media si aggira sui 30-35anni, fra i quali anche molti stranieri e molte donne. La sua produzione consiste in componenti idraulici. In Emilia, oltre che a Vezzano, produce a Nonantola e Paullo nel Frignano, in provindia di Modena. Nella montagna reggiana il colosso mondiale Bosch ha creato un piccolo feudo rilevando, nel 2005, la Oil Control. Sul grande stabilimento reggiano campeggia l'insegna della Rexroth, costola del gruppo Bosch, che da sola fattura 5,4 miliardi di euro nel mondo e investe 325 milioni di euro in ricerca e sviluppo.
Una realtà industriale che sviluppa meccanismi per la mobilità e l'oleodinamica ma che, nonostante l'alto valore dei manufatti, soffre la frenata dell'economia mondiale che sta fiaccando anche la meccanica reggiana. Nel settembre scorso la Rexroth italiana ha quindi deciso di ridurre l'orario di lavoro per 500 dei 1.300 dipendenti distribuiti tra il quartier generale di Nonantola, il grande stabilimento di Vezzano e quello di Pavullo nel Frignano. L'azienda ha infatti chiesto e ottenuto l'attivazione della cassa integrazione ordinaria con la quale sopperire alla riduzione dell’orario di lavoro, necessaria per alleggerire il costo del personale visti i pochi ordini a fine anno.
La particolarità, però, è che non si tratta di gravare sugli operai, bensì sugli impiegati: amministrativi, commerciali e tecnici, ai quali è stato chiesto di lavorare 8 ore in meno la settimana. In pratica, per 13 settimane, i 500 impiegati coinvolti (poco meno di un centinaio solo a Vezzano) hanno avuto una sorta di weekend lungo: sono stati a casa dal venerdì, con lo stipendio ridotto.
La stessa Bosch Rexroth Oil Control, che ha il controllo diretto del braccio emiliano, conta nel 2015 ricavi per 160 milioni di euro e utili per 6,3 milioni. La cassa non è certo un problema potendo attingere anche dai rivoli della capogruppo internazionale, colosso da 50 miliardi di fatturato e 360mila collaboratori nel mondo. I fondamentali industriali ci sono tutti ma la prospettiva non è delle più rosee.
La dirigenza della Bosch ha deciso perciò di tirare il fiato aggiustando i conti sfruttando anche l'ammortizzatore sociale, che terminerà a fine anno. Una procedura concertata con i sindacati, con i quali è in atto anche il rinnovo del contratto aziendale, segno del buon stato di salute generale. L'azienda fermerà gli uffici un giorno alla settimana con alcuni addetti che rimarranno di presidio allo stabilimento.
Nel frattempo, però, dalla casa madre tedesca stanno giungendo nuove produzioni rilocalizzate verso l'Emilia, che una volta implementate daranno una spinta al fatturato di circa il 10 per cento, aumentando il peso della filiale italiana sulla quale gravitano diversi progetti. Uno tra questi è gestito insieme alla facoltà di ingegneria dell'università di Modena e Reggio, con cui il gruppo Bosch organizza tirocini e corsi di tedesco. Una collaborazione che punta ai giovani ingegneri da arruolare nel nostro territorio.. (d.a.)
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