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Venturi: «Per la deroga decisiva la commissione»

Venturi: «Per la deroga decisiva la commissione»

L’assessore alla Sanità risponde all’interrogazione di Sassi (M5S) e Turri (Sel) «Attendiamo il responso tecnico-scientifico degli esperti di Percorso nascita»

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BOLOGNA. Sono le 10,07 di ieri, martedì 7 febbraio, quando il caso del punto nascite di Castelnovo Monti irrompe in consiglio Regionale. Lo fa perché l’assessore alla Salute, Sergio Venturi, è chiamato a rispondere all’interrogazione dei consiglieri Gianluca Sassi del M5S e Yuri Torri di Sinistra ecologia e libertà. Il tutto davanti a settanta mamme, ma anche padri e qualche figlia, arrivati da Castelnovo, Villa Minozzo, Busano, Ramiseto e, in generale, da tutta la montagna reggiana. Una delegazione vivace, attenta ma rumorosa con tanto di intemperanze, sotto forma di applausi, subito redarguiti dal tavolo della presidenza.

«La Regione Emilia-Romagna è consapevole dell'importanza degli ospedali nelle zone di montagna, così come del loro valore sociale – esordisce Venturi –. Per questo intende sviluppare, assieme alla conferenza territoriale sociale e sanitaria e alle aziende sanitarie, un progetto per il potenziamento dell'intero Ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti che, nel complesso, avrà anche effetti importanti dal punto di vista occupazionale e di investimento sulle risorse umane. In quest’ottica verranno potenziate l’area della emergenza-urgenza, l’attività chirurgica, generale e specialistica (ortopedia, urologia, otorinolaringoiatria) e quella cardiologica, oltre a sperimentare percorsi innovativi di assistenza alle mamme, prima ma soprattutto dopo il parto, insieme a ostetriche e pediatri».

I montanari presenti in aula si guardano tra loro speranzosi ma arriva la doccia fredda. «Sarà possibile effettuare l'intero percorso della gravidanza al Sant’Anna così come per il puerperio, il periodo post parto. Quanto alle decisioni relative al punto nascita, verranno prese sulla base delle valutazioni della Commissione consultiva tecnico-scientifica “Percorso Nascita”».

I settanta in viaggio dall’alba per raggiungere Bologna si guardano tra loro sbigottiti: «Non ci ha detto nulla».

Rumoreggiano guardati a vista prima da due e poi da tre commessi della Regione pronti a intervenire. Ma si riprendono subito dopo, quando all’assessore replicano i due consiglieri che hanno presentato l’interrogazione.

«Sono parzialmente soddisfatto – ribatte Sassi –. Il potenziamento annunciato è un’ottima notizia per un territorio disagiato come la montagna, ma resta il dubbio sul punto nascita. Sfido chiunque a partorire a Reggio Emilia, in inverno, facendo 70 chilometri con la neve. La soluzione sembra essere l’elicottero ma il rischio forte è che in montagna si torni a partorire in casa».

I montanari reggiani applaudono, il tavolo della presidenza chiede (e ottiene) il silenzio e la parola passa a Torri: «Ci stiamo preparando all’unione delle due aziende sanitarie presenti nella provincia di Reggio Reggio Emilia. Occorre senza dubbio seguire criteri di razionalizzazione e razionalità. Tuttavia questo non deve penalizzare le sedi periferiche che si creeranno con la fusione. L’incertezza sul punto nascita non ci soddisfa anche se, come sottolineato dall’assessore, per la decisione bisognerà attendere il parere della commissione nascite». Il pubblico presente riprende forza, scuote la testa in segno di assenso e dopo «il Sant’Anna rappresenta per queste popolazioni la spina dorsale su cui si fonda la comunità» pronunciato dal consigliere di Sel, esplode in un nuovo applauso.

I commessi non sanno che fare, si guardano quasi a dire: «Come facciamo a intervenire per fermare anziani, donne e ragazzine?». Il tavolo della presidenza interviene di nuovo: «Il pubblico non può intervenire, nè con parole nè con applausi, ve l’ho già detto...». Ma ormai è fatta. Il popolo della montagna, le Cicogne che vogliono salvare il punto nascita, si sono presi la loro soddisfazione: «Hanno provato a farci tacere, non ci sono riusciti e non ci riusciranno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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