Gazzetta di Reggio

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Droga, Reggio Emila è la città dello spaccio all'ingrosso

di Leonardo Grilli
La foto è presa da uno dei due profili Facebook di Daniele Botti in cui il trafficante di droga si prende gioco dei carabinieri
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La foto è presa da uno dei due profili Facebook di Daniele Botti in cui il trafficante di droga si prende gioco dei carabinieri

La nostra inchiesta dopo i più recenti sequestri in provincia. Cambiano i protagonisti e c’è chi deride i carabinieri sul web

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REGGIO EMILIA. È finita l’era del piccolo spacciatore di quartiere, del pesce piccolo con in tasca poche quantità di droga e con una collezione di precedenti penali lunga quanto l’Eneide virgiliana. Adesso è l’epoca dei fantasmi. Uomini e donne invisibili agli occhi della legge o perché incensurati, come nel caso dei quattro commercianti reggiani recentemente finiti nei guai, o perché entrati in Italia irregolarmente, come accade molto spesso per gli “agricoltori” della comunità cinese scoperti nelle serre di marijuana della Bassa.

Ma tutti, indistintamente, in possesso di grossi quantitativi di stupefacenti. Il parrucchiere gualtierese 59enne Rudy Mora, il fratello 53enne Marco Mora, il barista 39enne Stefano Ragni e il commerciante 40enne di Castelnovo Sotto Daniele Botti nel complesso avevano nascosti in diversi locali di loro proprietà quasi 90 chili di droga fra cocaina, hascisc e marijuana. Nei capannoni adibiti a fabbriche della droga, invece, le piantine scoperte dalle forze dell’ordine da fine 2015 a oggi sono migliaia. Un giro d’affari tutto reggiano da centinaia di migliaia di euro che segna una nuova tendenza, quella dello smercio all’ingrosso di chi non si accontenta più di guadagnare con lo spaccio ma vuole arricchirsi. Ma se questi “grossisti” riescono ad accumulare chili di stupefacente vuol dire che il mercato della nostra provincia è fertile e pronto a soddisfare la domanda e l’offerta. Non mancano insomma né i consumatori né i produttori in una filiera ben oliata a chilometro zero in grado di soddisfare tutti i gusti. Da chi si vuole fumare uno spinello con gli amici nel caldo delle proprie case a chi si buca all’ombra dei sottoscala dei parcheggi pubblici, Reggio Emilia ha una dose per chiunque. E a smerciarla ci sono loro, i soldati gettati sul territorio, le sentinelle in piedi della droga che non riposano mai. E ogni volta che se ne scopre uno, subito c’è pronto un sostituto in una legione che pare non abbia fine.

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Ogni etnia ha d’altra parte la sua specializzazione. Lo spaccio di eroina al dettaglio è ad appannaggio dei tunisini mentre gli albanesi si occupano di grandi quantità, dall’etto in su. L’hascisc ci porta nella comunità dei marocchini che ne curano anche il traffico mentre la cocaina è trasversale. E poi c’è la marijuana, spacciata sul campo principalmente da uomini dell’Africa subsahariana grazie alle forniture dell’Albania.

A confermare il grosso mercato rappresentato dalla nostra provincia ci sono i numeri dei sequestri operati dalle forze dell’ordine, che raccontano di quintali di stupefacenti recuperati nel giro di pochissimi mesi. Sempre di più e sempre più concentrati, anche nelle mani di insospettabili connazionali perfettamente inseriti nel tessuto sociale. Tutti commercianti, tutti a contatto con il pubblico, tutti senza precedenti penali. Dal parrucchiere Rudy Mora, considerato dagli investigatori il “capo” della cricca composta dal fratello Marco e dal barista Ragni e trovato con 600mila euro in contanti e 5 chili di droga, al maxi grossista Botti che nascondeva in casa e nel garage di Castelnovo 76 chili di stupefacente e 18mila euro. Ora saranno le indagini, appena iniziate, a tracciare la rete di relazioni degli indagati.

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