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Nel 2016 a Guastalla un episodio analogo

Che si tratti di una banda specializzata nei furti di apparecchiature per l’endoscopia quella che ha colpito la struttura di Villa Verde? Tutto sembrerebbe portare verso questa ipotesi, soprattutto...

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Che si tratti di una banda specializzata nei furti di apparecchiature per l’endoscopia quella che ha colpito la struttura di Villa Verde? Tutto sembrerebbe portare verso questa ipotesi, soprattutto se si allarga l’orizzonte a tutta Italia. Da Firenze a Torino, passando per Milano, i casi degli endoscopi rubati si stanno diffondendo a macchia d’olio. Una tendenza criminale che è partita proprio dalla nostra provincia circa un anno fa, con la razzia da 400mila euro all’ospedale di Guastalla. La banda in quel caso ha ripulito ogni stanza, arraffando una decina di apparecchi endoscopici molto costosi, utilizzati per le gastroscopie, le colonscopie e altri esami, e tutti gli strumenti per farli funzionare, alcuni dei quali donati all’ospedale da associazioni di volontariato o cittadini. In pratica, un

furto mai visto prima, almeno fino a ieri. Ma senza contare le grandi città l’elenco delle strutture colpite, contando solo gli ultimi sei mesi, è ben più lungo. Ci sono stati furti identici a Varese, Pavia, Terni, Città di Castello, Civitanova Marche, Prato, Livorno, Parma, Tortona, Albano Laziale. E sono solo alcuni esempi. E dopo ogni razzia succedono più o meno sempre le stesse cose: l’ospedale rinvia gli esami, partono le denunce, i carabinieri del Nas guardano le telecamere e ascoltano i testimoni. Ma dove finisce la refurtiva? La tesi più accreditata è che gli endoscopi siano poi rivenduti all’estero. Del resto sono merce rara, più difficile da rintracciare rispetto ai medicinali e decisamente più costosa. Ogni apparecchio, infatti, può arrivare a costare anche 40mila euro.

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