Centotrenta esuberi alla Bosch Rexroth Vezzano è a rischio
Nel nuovo piano industriale tagli e possibilità di mobilità Timori per i 300 lavoratori dello stabilimento in montagna
VEZZANO. Centotrenta esuberi negli stabilimenti emiliani della Bosch. Una doccia fredda per i lavoratori di Vezzano sul Crostolo che martedì scorso hanno scioperato per il rinnovo del contratto. Convocati a Modena nella sede della Bosch Rexroth, i sindacati si sono trovati di fronte a uno scenario inatteso. Non solo non si è conclusa la trattativa per l’integrativo, ma l’azienda ha annunciato un piano industriale che prevede esuberi, cambi di turni e possibile mobilità dei dipendenti. Uno scenario terribile per i 1.300 lavoratori della Rexroth, la costola italiana della Bosch, e in particolare per i 300 dello stabilimento di Vezzano, più piccolo e decentrato rispetto a quelli modenesi.
«Il nuovo piano industriale – si legge in un comunicato unitario dei coordinamenti delle Rsu e di Fiom, Fim e Uilm – si incardinerà sulla dichiarazione di 130 esuberi, sull’aumento delle turnistiche fino a diciotto turni, sulla revisione dei processi produttivi, sul taglio del fatturato non a valore, sulla esternalizzazione di parte delle lavorazioni e un punto non espresso esplicitamente potrebbe essere una mobilità delle maestranze fra i vari stabilimenti distanti tra di loro oltre 50 chilometri».
Una doccia fredda sebbene già da settembre la Rexroth italiana abbia ridotto l’orario di lavoro per 500 (poco meno di un centinaio nel reggiano) dei 1.300 dipendenti distribuiti tra il quartier generale di Nonantola, il grande stabilimento di Vezzano e quello di Pavullo nel Frignano. L’azienda ha infatti chiesto e ottenuto l'attivazione della cassa integrazione ordinaria per alleggerire il costo del personale alla luce dei pochi ordini arrivati a fine anno.
La particolarità era che in cassa integrazione non venivano messi gli operai, ma gli impiegati: amministrativi, commerciali e tecnici ai quali è stato chiesto di lavorare 8 ore in meno la settimana. In pratica, per 13 settimane, gli impiegati hanno avuto una sorta di weekend lungo: sono stati a casa dal venerdì, con lo stipendio ridotto.
Ora gli esuberi potrebbero riguardare anche gli operai. Il tutto nonostante lo stato di salute dell’area italiana della Bosch che nel 2015 ha dichiarato ricavi per 160 milioni di euro e utili per 6,3 milioni. Una situazione florida che si innesca in una realtà altrettanto florida. La Rexroth da sola fattura 5,4 miliardi di euro nel mondo e investe 325 milioni di euro in ricerca e sviluppo. L’intera multinazionale è un colosso da 50 miliardi di fatturato e 360mila collaboratori nel mondo.
E le preoccupazioni crescono a Vezzano. La multinazionale tedesca è presente nel Comune collinare da una dozzina di anni: ha sede nella zona industriale di Sedrio e occupa oltre 300 dipendenti impegnati nella produzione di componenti idraulici. Molti dei lavoratori sono giovani: l'età media va dai 30 ai 35anni. E molti operi sono donne e stranieri. L’azienda in via Artigianale 12 è un vero e proprio punto di riferimento per il lavoro in un’area difficile come la montagna appenninica e in un comune che conta poco più di 4 mila abitanti.
Per ora i sindacati hanno convocato assemblee urgenti in tutti i siti, confermato il blocco degli straordinari e dei sabati lavorativi oltre e proclamato un pacchetto di 10 ore di sciopero. Una prima risposta per uno scenario inatteso che lascia temere una primavera calda sul fronte lavoro nella montagna reggiana.
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