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«Dietro la filiera molti segreti»

«Dietro la filiera molti segreti»

Manca ancora il tassello che collega la produzione di stupefacente allo spaccio

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REGGIO EMILIA. «Ora sappiamo che la comunità cinese produce marijuana in alcuni capannoni della Bassa. Il tassello che ci manca il passaggio dalla fabbrica al piccolo spaccio». Così Guglielmo Battisti, dirigente della squadra Mobile della polizia di Reggio Emilia, parla dei misteri che ancora avvolgono la coltivazione di droga da parte dei cittadini asiatici. Un fenomeno scoperto per la prima volta proprio dalla polizia e su cui si sono fatti notevoli passi in avanti a livello investigativo. Ma non abbastanza per risolvere completamente il puzzle. Dei pezzi, ancora, mancano.

«Abbiamo sempre pensato – prosegue Battisti – che la gestione del commercio di marijuana fosse appannaggio degli albanesi qui a Reggio Emilia. D’altronde è proprio l’Albania uno dei maggiori produttori in Europa. Poi abbiamo scoperto queste coltivazioni locali da parte di cinesi. Enormi filiere che producono grosse quantità, troppe perché siano autoreferenziali». Ma le persone che vengono trovate all’interno dei capannoni al momento delle perquisizioni sono inutili a livello investigativo: «Spesso sono solo dei guardiani, senza permesso di soggiorno e che non parlano nemmeno l’italiano. Ovviamente è ragionevole ritenere che ci sia un collegamento fra le varie serre scoperta dal 2015 a oggi ma le indagini sono appena agli inizi. Attualmente non sappiamo, per esempio, come facciano a trasportare tutta quella droga né a chi la vendano».

Quello che è certo è che la droga, che sia quella cinese o meno, sul mercato reggiano ci arriva. E arriva sulle strade della città, dove impegna anche il nucleo antidroga della polizia municipale di Reggio Emilia. «Il nostro compito è quello di ascoltare il cittadino e di presidiare il territorio – spiega l’ispettore superiore Marzia Prandi – il reparto antidroga è formato da due uomini dopo la scomparsa prematura di Stefano Caroni che in borghese controllano le aree sensibili e gli ingressi e le uscite delle scuole. Un lavoro basato sull’ascolto e sull’osservazione, non abbiamo le stesse dotazioni delle altre forze ma a volte un binocolo e il ragionamento riescono a essere ugualmente efficaci». In un anno gli agenti del nucleo antidroga, aiutati dai colleghi degli altri reparti, sono riusciti a sequestrare ben ottanta chili di stupefacenti, la maggioranza dei quali era custodito proprio dentro un capannone a gestione asiatica a Guastalla. «Il fenomeno dei cinesi inseriti nella produzione di droga sta crescendo in maniera esponenziale – conclude l’ispettore superiore – e nella nostra Bassa si è sviluppato molto. Sono strutture sfitte che vengono poi affittate spesso a prestanomi e riconvertite in fabbriche tutte uguali a se stesse. Su questo fronte i colleghi delle altre forze, dalla polizia ai carabinieri fino alla Finanza stanno facendo un lavoro eccellente, c’è ancora molto da scoprire». (l.g.)

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