«Gay Pride Mediopadano? Ci serve l’aiuto di tutti»
Alberto Nicolini, presidente dll’Arcigay provinciale, lancia un appello ai reggiani «È necessario il coinvolgimento di istituzioni e associazioni di volontariato»
REGGIO EMILIA. «Un Gay Pride Mediopadano in piazza della Vittoria? Sarebbe bellissimo. Ma per realizzare questo sogno abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, istituzioni e associazionismo». Alberto Nicolini, presidente dell’Arcigay provinciale, lancia un appello alla società civile, unica possibilità, a suo avviso, affinché la proposta di portare nella nostra città la manifestazione interregionale (che comprenderebbe Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto) prevista per i primi di giugno si realizzi.
La candidatura di Reggio, dove si è celebrata la prima unione civile, si motiva con la sua tradizione egualitaria?
«Senza dubbio, qui i movimenti sono sempre nati dal basso, a partire dagli asili. Prima delle unioni civili, a Reggio abbiamo raccolto quasi duemila firme a sostegno del matrimonio. Tra l’altro sarebbe la prima volta: finora l’Onda Pride, che riunisce diversi comitati in coordinamento, non è mai uscita dai capoluoghi (Milano e Bologna), sarebbe il primo pride che si sposta sulla via Emilia. Ci stiamo lavorando da tanto tempo».
Quindi non è un’idea recente?
«Risale a ben quattro anni fa. La prima ipotesi è stata lanciata quando Dario De Lucia, al nostro congresso, disse “dobbiamo portare il gay pride a Reggio nel 2017”. Da allora accarezziamo questo sogno, che però è di difficile realizzazione».
Quali sono gli ostacoli?
«Comporta uno sforzo organizzativo enorme, per un comitato piccolo come il nostro. Siamo molto attivi su più fronti (integrazione, punti di ascolto, incontri al martedì sera, due o tre appuntamenti al mese), ma le nostre dimensioni sono ridotte e un impegno del genere è impossibile, senza un coinvolgimento collettivo».
Per avere un ordine di grandezza, quanta gente potrebbe attirare?
«Due o tre anni fa il gay pride a Verona ha portato in piazza 4mila persone. Servirebbero almeno un centinaio di volontari a vari livelli. Il progetto è ambizioso e la battaglia è in salita. Saremmo felicissimi di colorare il centro con una manifestazione arcobaleno ed un evento per tutti. E piazza della Vittoria, così spaziosa, sarebbe la location ideale».
Quale potrebbe essere il primo passo per raggiungere il traguardo?
«Trovare l’adesione non solo delle istituzioni, ma anche di realtà di volontariato che credono nell’uguaglianza. Già parlarne e smuovere l’opinione pubblica può essere utile».
Finora ha avuto reazioni?
«Ho ricevuto parecchi messaggi, persone che ci incitano (“dài fatelo”) o che fanno paragoni, ricordando l’adunata nazionale degli alpini a Reggio nel 1997. Il Pride però sarebbe un corteo più serio: una festa colorata ma ricca di contenuti».
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