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"I domiciliari al trafficante di droga sono un segno di leggerezza"

Leonardo Grilli
"I domiciliari al trafficante di droga sono un segno di leggerezza"

Dal 1982 il Ceis si occupa del supporto alle famiglie dei tossicodipendenti. Bertani: «Non entro nel merito della sentenza ma così si dà un segnale sbagliato»

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REGGIO EMILIA. Il Centro di solidarietà di Reggio Emilia onlus è una vera e propria istituzione locale nella lotta alle dipendenze di ogni tipo, dall’alcool alle droghe. Nata per supportare le famiglie dei soggetti afflitti da queste problematiche, dal 1982 ha il polso della situazione stando a contatto ogni anno con centinaia di cittadini.

Ed Eliseo Bertani, da oltre 30 anni nel Ceis e responsabile dell’area famiglie, è fra quelli più titolati a parlare.
«Da 30 anni ogni mercoledì alle 20.30 – racconta – facciamo un incontro aperto a familiari e amici di uomini ragazzi e donne afflitti da dipendenze.

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E non c’è mai stato un solo giorno senza che qualcuno si presentasse. La droga e le dipendenze infatti toccano non solo chi ne è afflitto ma anche e soprattutto il contesto familiare. Con casi che nelle occasioni più gravi possono andare dal figlio che minaccia il padre per avere i soldi per comprarsi una dose, a un padre alcolizzato che picchia la moglie davanti ai figli».

Un fenomeno, quello dell’uso di sostanze stupefacenti, che ha subìto una forte evoluzione nel tempo e che, oggi, è diffusissimo a Reggio Emilia.

«C’è tanta offerta – prosegue Bertani – perché c’è tanta domanda. Io con gli altri volontari abbiamo vissuto tutta l’evoluzione delle droghe, dalle tossicodipendenze da eroina degli anni ’80, passando per l’exstasi degli anni ’90 fino ai primi anni 2000 quando è scoppiato il boom della cocaina. E oggi il mercato offre di tutto a seconda del desiderio delle persone, dai 13enni che hanno i primi contatti con alcool e cannabis si arriva fino agli over 50 con problemi di cocaina».

Sul piano dei ceti sociali, poi, la droga è trasversale e non fa distinzione fra sesso, posizione lavorativa e istruzione. «Colpisce tutti – continua il volontario – dagli operai ai dirigenti. Ed è un fenomeno in grosso aumento come dimostrano gli ultimi sequestri, se ne parla sempre troppo poco purtroppo. E decisioni come i domiciliari all’uomo con 70 chili di droga in casa mi lasciano perplesso».

Pur non volendo entrare nel merito della sentenza, infatti, per Bertani «è un segnale preoccupante. Perché se ricordo bene la settimana scorsa si scriveva di un uomo che nonostante i domiciliari continuava tranquillamente a spacciare, e quindi il tema è proprio questo. Quando si è a casa, pur con le restrizioni dei domiciliari, tramite internet o con visite esterne potrebbe continuare a fare quello che ha fatto fino ad ora. Poi certo anche il carcere non è educativo e ci vorrebbero percorsi di recupero alternativi ma la sentenza del giudice è un segno quantomeno di leggerezza».

Anche perché, chi spaccia e legge di questa decisione, potrebbe sentirsi legittimato a continuare con la sua attività criminale. «In ogni caso – conclude il responsabile – i cittadini possono contare su di noi. Se ci sono familiari, amici, parenti in difficoltà possono rivolgersi a noi e venire ogni mercoledì, alle 20.30, presso la nostra sede di via Antonio Urceo Codro».

 

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