Il Comune cerca gestori per la pieve di San Vitale
CARPINETI. Iniziano le grandi manovre per riaprire la pieve di San Vitale, uno dei più suggestivi complessi storici della montagna reggiana, con tracce che vanno dal periodo dei Liguri alla...
CARPINETI. Iniziano le grandi manovre per riaprire la pieve di San Vitale, uno dei più suggestivi complessi storici della montagna reggiana, con tracce che vanno dal periodo dei Liguri alla dominazione bizantina e a quella matildica.
La pieve, di proprietà comunale, è chiusa dal 2015, da quando è scaduto il precedente bando di affido congiunto che coinvolgeva San Vitale e il castello delle Carpinete. Nel 2016 il castello è stato aperto parzialmente prima grazie ai consiglieri comunali e poi all’associazione “Il Melograno”, che adesso ne porterà avanti le iniziative nei prossimi tre anni. A San Vitale sono rimasti chiusi ristorante, ostello e museo per quasi diciotto mesi. Ma ora si annunciano novità: il Comune di Carpineti ha aperto un’indagine di mercato per la gestione della pieve. Nel documento pubblicato sul sito istituzionale, insieme alla modulistica, vengono elencate le attività che gli affidatari dovranno impegnarsi a portare avanti nella gestione del complesso storico che, oltre ai resti della pieve, prevede alcune esposizioni, un ristorante - bar e l’ostello dotato di grandi camerate. In affido anche la casa del custode, un’altra costruzione residenziale ad uso privato, e la manutenzione della vasta area esterna. Il Comune chiederà per tutto questo un canone annuo di tremila euro più Iva. La concessione verrà affidata mediante procedura negoziata, con gara ufficiosa e criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. I soggetti interessati a partecipare alla procedura dovranno presentare la domanda entro mezzogiorno di giovedì 16 febbraio prossimo, formalizzando così la propria manifestazione d’interesse. Da questa “rosa” di domande il Comune potrà poi iniziare trattative per capire modalità e meccanismi di accordo, con l’obiettivo di riaprire prima possibile il complesso.
La chiusura di San Vitale è una ferita aperta per la montagna. Si parla di uno stupendo altipiano verde circondato da boschi, a metà fra il castello e il monte Valestra, affacciato sulla vallata del Secchia. Al panorama si uniscono tante tracce di storia, da quelle dei Liguri a quelle matildiche, senza contare che San Vitale era uno dei punti cardine del confine fra Impero d’Oriente bizantino e Longobardi, una divisione che in zona oggi si percepisce dall’uso o meno della carne di pecora in cucina.
Negli ultimi dieci anni la pieve è sempre stata unita al castello carpinetano, di proprietà della Provincia, in affidi comuni. L’ultimo è scaduto nel 2015 e non è stato rinnovato anche per la riforma degli enti locali che ha svuotato le Province di risorse economiche e competenze sui beni storici e culturali. (adr.ar.)
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