La lezione amara di Augé «Una cultura ampia? È utopia»
REGGIO EMILIA. Continuano gli esercizi in quella palestra culturale che sono gli incontri promossi da Unindustria con il titolo “Costruire una nuova realtà” e anche il terzo appuntamento ha...
REGGIO EMILIA. Continuano gli esercizi in quella palestra culturale che sono gli incontri promossi da Unindustria con il titolo “Costruire una nuova realtà” e anche il terzo appuntamento ha richiamato una folla di ascoltatori nell'auditorium del Credem.
Interesse comprensibile vista l'autorevolezza dell'ospite, l'antropologo francese Marc Augé (già direttore delle scuole di studi superiori in Scienze sociali a Parigi) che si è cimentato in una analisi del passato per cercare di ipotizzare l'evoluzione nel futuro. Suscitando molti interrogativi. A partire dal “paradosso della realtà” che intercetta i progressi di una “scienza spettacolare" che produce cambiamenti che possono spaventare, dare le vertigini. Non siamo che un granello nella galassia: dunque, affrontiamo i problemi con pazienza e lucidità. Certo che alcuni aspetti del nostro vivere sono inquietanti; come l'esplosione demografica o i cambiamenti del modo di comunicare che sembra ci consentano l'ubiquità e l'immediatezza ma di fatto ci distanziano da chi ci sta vicino. E che dire del sapere che si differenzia da un punto all'altro della terra, delle disparità economiche, dei divari fra le grandi città e i villaggi, delle diverse visioni ideologiche, del terrorismo che contiene il rischio di un suicidio planetario. Solo la scienza può aiutarci, ma ha bisogno di risorse e di nuovi modelli culturali. Per Augé una cultura ampia e generalizzata è però una utopia. Le scelte vengono influenzate da chi detiene il potere e le frontiere spesso non sono soglie da varcare ma barriere.
Che fare prima di essere ghigliottinati dal nuovo mondo? Il relatore ha suggerito una riflessione critica del concetto della cultura e un impegno per una convergenza dei saperi, ma non ha offerto conclusioni incoraggianti. I suoi esercizi antropologici sono apparsi velati di pessimismo e dagli esiti impossibili da presagire. Si possono fare ipotesi vaghe, condizionate come sono dai comportamenti umani. Ma la tecnologia ruberà veramente il lavoro all'uomo? No se proiettata al mondo del domani - dice Augé - quando probabilmente saremo a contatto con altri pianeti. Dunque molto, ma non tutto, è nelle mani dell'uomo. (l.v.)
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