Gazzetta di Reggio

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«Serve un giro di giostra tra i dirigenti»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Serve un giro di giostra tra i dirigenti»

Più giovani e più ricambio: il presidente della Legacoop Emilia Ovest lancia la sfida: «C’è anche il progetto per l’edilizia»

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REGGIO EMILIA. Sono sopravvissute a due guerre mondiali, alla caduta del fascismo e del comunismo, ma le coop reggiane forse non si sono mai sentite così in affanno come in questi ultimi anni di crisi. Per segnare un svolta, correggere gli errori e amministrare la muta dei dirigenti, è stato scelto due anni fa Andrea Volta, 38 anni, cresciuto nella cooperazione sociale a Parma, giunto a metà del suo mandato come presidente di Legacoop Emilia Ovest. A lui l’arduo compito di trovare la quadra tra il vecchio e il nuovo. «Volenti o nolenti la giostra deve girare» ci dice Volta dalla sede della finanziaria Par.co, della quale è presidente, poltrona ingombrante lasciatagli dal capo della cooperazione Lino Versace. Mentre ci parla, fa capolino l’ex sindaco di Reggio Emilia, Antonella Spaggiari, dipendente di Par.co nel settore welfare, a ricordagli involontariamente la dura realtà.

Presidente Volta, nei suoi punti programmatici ci sono il rinnovamento e più giovani nelle coop. A che punto è?

«Seguiremo quella strada. Ci sono dei dirigenti che dovranno cambiare e si dovrebbero adottare i vincoli su mandati e stipendi già operativi in Legacoop. Certo, i rottomatori non hanno avuto successo ma credo che si dovrebbe ampliare queste regole tramite un progetto unitario evitando scontri. Anche i giovani, però, devono avere più coraggio e assumersi più responsabilità».

I grandi vecchi della cooperazione vi danno una mano o vi frenano?

«Io ho trovato, e questo lo può dire anche il vice Luca Bosi, un sostegno molto forte. Anche la presidenza di Par.co ne è un esempio. Allo stesso tempo mollare per alcuni non è facile. Però il sostegno è 9 su una scala di 10. Poi ci sono passaggi stretti come sempre».

Ha annunciato un programma per punti per l’assemblea. Quali?

«Nei prossimi mesi, verso maggio, organizzeremo ad esempio un convegno che scavi a fondo nella questione Aemilia e ’ndrangheta. Ci eravamo già battuti per il processo a Reggio e aperto a tutti».

Dovete guardarvi sia fuori che dentro quindi?

«Certo, ci guarderemo anche in casa».

L’edilizia è il vero tema caldo viste le polemiche interne.

«Se si vuole affrontare il mercato nazionale delle grandi opere e l’estero serve una azienda sotto forma cooperativa con il socio cooperatore al centro, ma di dimensioni che oggi prese singolarmente quelle tra Reggio e Piacenza non hanno. E bisogna svoltare verso la costruzione di servizi: struttura, energia, calore eccetera. C’è un progetto concreto in vista anche della situazione di Unieco».

Ma c’è ancora spazio nella cooperazione di produzione lavoro per l’edilizia?

«Si. Lo conferma il nostro consulente Nomisma che ci sta aiutando in questo progetto. I margini sono ridotti ma noi ci crediamo».

Chi salva chi tra Sicrea e Unieco? E si può pensare a una grande alleanza con i campioni Cmb e Cmc?

«Sicrea è già a Modena e il progetto si allargherà a coop fuori regione. Lo sta coordinando proprio Par.co. Cmb e Cmc invece non le vedo in questo perimetro».

Unieco è in crisi ma nemmeno Sicrea è in gran forma.

«Sicrea è ancora povera dal punto di vista patrimoniale. Bisogna rafforzarla e questo è un modo».

Si rafforzerebbe se Unieco saltasse e si portasse in casa 140 milioni di portafoglio?

«Oppure si mettono assieme senza che nessuna delle due vada a gambe all’aria».

Ma ve la sentite di richiedere soldi per il prestito sociale alle gente?

«La coop è un modello e non è il modello che ha sbagliato. Hanno sbagliato i gruppi dirigenti. Anzi: è un modello contro la crisi».

Poca competenza, troppa appartenenza? Il problema sono stati i politici diventati manager?

«Il salto culturale lo stiamo facendo. Non si può pensare che a fare politica si fa peccato. Certo, non è detto che un buon assessore sia un bravo manager».

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