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Iori: «Più severità nell’applicare le leggi»

Iori: «Più severità nell’applicare le leggi»

«Una maggiore severità e durezza nell’applicare le leggi sarebbe molto importante, specialmente nei confronti di chi spaccia grosse quantità di sostanze stupefacenti, mentre si dovrebbe usare la mano...

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«Una maggiore severità e durezza nell’applicare le leggi sarebbe molto importante, specialmente nei confronti di chi spaccia grosse quantità di sostanze stupefacenti, mentre si dovrebbe usare la mano leggera sui piccoli spacciatori al dettaglio». Matteo Iori, direttore della Papa Giovanni XXIII, interviene sulle reazioni indignate, scoppiate su Facebook, sulla decisione del gip Giovanni Ghini di mettere ai domiciliari il 40enne Daniele Botti, trovato in possesso di ben 76 kg di marijuana e hascisc.

«Il più delle volte il piccolo pusher è lui stesso un consumatore, che si dedica al microspaccio per potersi procurare le dosi: per me costoro, così come le persone pizzicate con droghe per uso personale, sono entrambe delle vittime, mentre i carnefici sono coloro che sulla pelle e sulla sofferenza degli altri cercano di costruire la propria fortuna economica», ha proseguito Iori. Ma non sempre questo accade: «È un sistema paradossale, che spesso il cittadino non comprende – ha proseguito Iori – purtroppo questa è la giurisprudenza italiana: particolarmente garantista, nel bene e nel male. Si dovrebbe intervenire a livello nazionale, modificando l’aspetto legislativo: circolava una bozza normativa, che prevedeva la possibilità di rendere più pesanti certe sanzioni sullo spaccio, della quale si è persa traccia». Iori sottolinea che gli spacciatori all’ingrosso raramente arrivano in comunità. «Nella nostra storia passata abbiamo avuto diversi casi: entravano in comunità verso il fine pena, per tentare di uscire dalla loro dipendenza personale, soprattutto da cocaina ed eroina. Ma di solito chi smercia grossi quantitativi non è un consumatore».

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