«L’Italia non è immune dal rischio guerra»
Al Cere il generale Marco Bertolini ospite del Rotary parla di timori e futuri scenari internazionali
REGGIO EMILIA. La parola “guerra” è così terribile che nessuno vuole pronunciarla. Ma affiora ogni volta che si parla di futuro. Da oltre 70 anni non la viviamo direttamente ma il rischio che si riaffacci è concreto. È una delle forti sensazioni percepite nell’incontro congiunto dei tre club rotariani di Reggio (presidente Daniela Spallanzani), Val di Secchia (Carmen Consolini) e Terra di Matilde (Salvatore De Franco) con il Generale di Corpo d’armata Marco Bertolini. Un nostro illustre concittadino (è nato a Rubiera) invitato a parlare di “Italia e comunità internazionale di fronte alla ripartenza della storia”.
Timori e dubbi sono affiorati nella sua illustrazione sull’attualità e sulle prospettive.
«Siamo al centro di uno scacchiere in perenne turbolenza – ha osservato davanti a un folto pubblico – e non posso negare di non essere ottimista». Il fatto è che di scenari bellici lui ne ha visti diversi svolgendo missioni in Libano, Somalia, Bosnia, Macedonia e conosce bene la situazione internazionale, le turbolenze che si affacciano a una zona nevralgica come quella italiana nel cuore del Mediterraneo. Ad accentuare gli intrecci politici e militari ci sono fra l’altro dei risvolti di carattere economico che sono stati richiamati dal professor Giovanni Fracasso, che lo ha intervistato ponendo anche domande imbarazzanti. Ma perché questa visione pessimista?
«La pace non è un valore acquisito – dice – e noi non siamo né preparati né attrezzati a una simile evenienza».
Dobbiamo preoccuparci, cambiare il modo di pensare?
«Non nell’immediato, ma occorre restare vigili, attenti alle evoluzioni che s’intrecciano sulle nostre teste. Ad esempio sulla Libia e sull’area turco-israeliana-siriana c’è un braccio di ferro che può generare crisi di portata epocale e non possiamo limitarci a microanalisi sulle singole situazioni di crisi, perché così si perde di vista lo scontro di interessi fra statunitensi e russi. L’Italia è esposta geograficamente ed anche se i nostri valori sono quelli della comunanza, i fattori in campo sono molteplici. La nostra prova di solidarietà per un flusso migratorio epocale è uno splendido esempio ma non può risolvere i problemi locali. Non dimentichiamo poi la crisi ucraina che incombe, la lotta della Russia per gli approdi sul Mar Nero, l’attivismo dei due nuclei in terra siriana, le turbolenze del Montenegro. Insomma è tutto un bel pasticcio».
La lucida analisi geopolitica impone alleanze o possiamo restare in terreno neutro e guardare cosa succede?
«Dovremo analizzare bene chi avere al fianco. Ricordando che gli interessi del nostro continente possono essere definiti e decisi a migliaia di chilometri di distanza. La vedo dura!». (l.v.)
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