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Urbanistica, gli architetti criticano la legge regionale

Urbanistica, gli architetti criticano la legge regionale

Ruini e Benevelli dell’associazione Eddyburg: «Tutela l’interesse di pochi» Confesercenti fa emergere il pericolo della nascita di nuovi centri commerciali

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REGGIO EMILIA. «La nuova legge urbanistica regionale? Una legge per l'interesse di pochi». Inizia subito con un’accoglienza brusca il percorso della nuova legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, quella chiamata a regolare l’utilizzo del suolo e le scelte degli enti pubblici locali per i prossimi anni. Nei giorni in cui i consiglieri regionali reggiani portano il piano in città per un’assemblea di confronto, arriva il parere secco e negativo di due architetti esperti di urbanistica, il reggiano Simone Ruini e Rossana Benevelli, componenti dell’associazione nazionale Eddyburg.

Secondo Ruini e Benevelli, l’obiettivo della legge, pur «col pretesto della semplificazione degli strumenti di pianificazione», è quello di istituire «un doppio regime: il consueto sistema rigido e sordo per le famiglie e le attività economiche che hanno bisogno di adeguare casa, negozio o capannone, l’azzeramento di ogni disciplina sulle trasformazioni intensive, siano queste grandi e piccole demolizioni e ricostruzioni, nuovi insediamenti residenziali, centri commerciali, aree produttive». Per i due architetti, la proposta «proibirebbe tassativamente ai Comuni di stabilire una disciplina urbanistica cogente degli interventi intensivi: destinazione, dimensioni, caratteristiche, localizzazione sarebbero interamente rimessi agli accordi operativi che solo i proprietari privati avrebbero titolo per avanzare». In pratica, affermano, non si «accrescerebbe affatto l’autonomia dei Comuni. A fronte di progetti anche mostruosi ai Comuni sarebbe concesso solo verificarne la conformità al piano urbanistico generale, che sarebbe ovviamente scontata, essendo vietata qualsiasi regola cogente. E ogni decisione dell’amministrazione sarebbe in ogni caso imputabile di aver concesso troppo e ottenuto troppo poco».

L’altro grande tema è il risparmio di suolo: «I 250 chilometri uadrati di espansioni urbanistiche oggi previsti non verrebbero affatto azzerati, ma in larga parte o anche tutti confermati su richiesta dei proprietari, perfezionabile entro cinque anni. A questi si aggiungerebbe l’ampliamento dei territori urbani ammesso dal vantato limite del 3% cioè di altri 70 chilometri quadrati». Quindi? «Rispettando il 3% Ferrara, Modena, Parma, Ravenna, Reggio crescerebbero di altri due chilometri quadrati ciascuna, sufficienti ad altri ventimila abitanti ognuna».

Più sfumata la posizione di Confesercenti Emilia-Romagna. L’associazione condivide gli obiettivi generali della bozza, ma allo stesso è preoccupata per alcune regole che favorirebbero la nascita di grandi complessi commerciali, «aumentando ulteriormente l’attuale trend di chiusura dei piccoli negozi che ha già causato in alcune aree delle città e del territorio fenomeni di desertificazione commerciale».

Per evitare problemi futuri, in tante città i progetti di strutture ampie sono in accelerazione, così da chiuderli prima che – dopo tre anni di fase transitoria – entri in vigore la nuova legge. Confesercenti chiede quindi norme ad hoc per la grande distribuzione, con vincoli più rigidi rispetto a quelli dei “normali” esercizi commerciali. (adr.ar.)

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