Da Zucchero agli esordi di Crozza, Reggio Emilia protagonista a Sanremo
Il bluesman di Roncocesi infiamma la platea con "Partigiano Reggiano" e, prima di cantare Miserere, ricorda Pavarotti parlando in dialetto. L'attore genovese svela che il suo successo partì da una serata al Valli
REGGIO EMILIA. «Nel 2005 Antonio Campo Dall'Orto venne a uno spettacolo a Reggio Emilia, io non ero nessuno. Mi chiese di andare a fare un programma a La7. Se non fosse per lui io qua non ci sarei mai venuto». Maurizio Crozza, sabato sera alla fine del suo intervento all'Ariston, ha salutato e ringraziato il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, seduto in platea.
Così è. Anche quando in gara non c’è nessun cantante reggiano, bene o male Reggio Emilia si ritaglia il suo momento di celebrità. O i suoi momenti, perché la partecipazione di Zucchero da Roncocesi è stata molto più di una comune “ospitata”.
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Tanto che Conti lo ha battezzato come “il vero ospite internazionale della serata». E il pubblico ha confermato.
Tornando a Crozza e al suo successo partito da Reggio Emilia, siamo nel 2005 e precisamente sul palco del teatro Valli quando l’attore porta in scena (dal 24 al 26 gennaio) “Ognuno è libero”.
Uno spettacolo in cui Crozza costruisce un cocktail travolgente di suggestioni teatrali, esibendosi in una prova d'attore davvero impegnativa. Entrano in scena alcuni dei suo famosi personaggi: Bush, Pavarotti, Zichichi, Frankie Minchia. La satira si fa tagliente, si parla di guerra e sfruttamento, mafia e beneficenza, delirio tecnologico e umana confusione, eroismo e vigliaccheria. Ma in “Ognuno è libero” Crozza non è solo una maschera, perché col proprio volto e la propria sensibilità d'artista lega, commenta e arricchisce la narrazione con continui riferimenti all'oggi.
E grazie a questa prova d’attore si deve l’interessamento di Antonio Campo Dall'Orto che porta Crozza a La 7 facendolo diventare quello che è oggi. È infatti il 25 aprile 2006 quando Maurizio Crozza esordisce come show man a La7 con “Crozza Italia”, del quale è anche autore. E poi le due edizioni di “Crozza nel paese delle meraviglie” che lo hanno definitivamente lanciato nell’Olimpo di La7 e non solo.
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Prima della citazione reggiana, sabato sera, Crozza era atterrato sul palco dell’Ariston, invece di fare la copertina in collegamento video come nelle precedenti quattro sere, travestito da Antonio Razzi. E dando 10 euro a Maria De Filippi dicendole: «Tu non puoi lavorare gratis, è diseducativo per i bambini». E ancora la canzone esilarante su Donald Trump, con sullo sfondo una enorme foto del presidente degli Stati Uniti. A fine esibizione, il ringraziamento a Dall’Orto e il piacevole ricordo dell’incontro a Reggio Emilia.
Quanto a Zucchero, sabato sera è riuscito a far ballare la platea dell'Ariston, solitamente sonnacchiosa con «Partigiano Reggiano». Un'esibizione intensa, da rockstar, con lo spirito del concerto fatta accompagnato da una super band in cui spiccava, al pianoforte, Chris Stainton, leggenda del rock, compagno d'avventura di Joe Cocker ed Eric Clapton.
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Il momento più emotivo «Miserere», in duetto virtuale con Luciano Pavarotti, al quale Zucchero è stato legato da sincera amicizia. «In quel periodo ero depresso e leggevo Bukowski perché stava peggio di me» racconta
Zucchero che per convincere a registrare il Maestro che era troppo impegnato ha buttato la cassetta con la musica nel caminetto.
«Senza di te il brano non si fa» gli disse, anche se naturalmente ne aveva altre copie. Una standing ovation ha accolto la fine della performance. Un racconto condito anche da battute in dialetto reggiano, che Pavarotti e Zucchero si sono scambiati durante una serata in cui si trovavano insieme ai Grammy Awards. Il bluesman di Roncocesi ha ricordato che il tenorissimo amava chiamarlo affettuosamente "Ciccio Baciccio".
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