Gazzetta di Reggio

Reggio

Foibe, via Emilia blindata per impedire gli scontri

di Leonardo Grilli
Foibe, via Emilia blindata per impedire gli scontri

In occasione del giorno del ricordo hanno sfilato i collettivi e le destre reggiane Frecciate a distanza ma gli antifascisti non entrano in piazza Prampolini

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REGGIO EMILIA. Alla fine la tensione per la giornata del ricordo per le Foibe si è risolta in frecciate a distanza lanciate dal megafono dei due contendenti, destre reggiane e giovani antifascisti. Complice la blindatura di piazza Prampolini e di tutta via Emilia Santo Stefano e la relativa tranquillità dei collettivi, che non hanno provato a sfondare il blocco delle forze dell’ordine, la mattinata di ieri è passata lenta e tranquilla come sempre. Fra la relativa indifferenza dei passanti più interessati ai banchetti del cioccolato davanti al Comune che alla rivalità ideologica fra i due schieramenti.

Il corteo della contro-manifestazione è partito intorno alle 10.30 da corso Garibaldi e contava fra i partecipanti il gruppo Aq16, Rete Spartaco di Correggio, l’associazione Notti Rosse di Casalgrande, Casa Bettola, il partito dei Carc, gli Studenti autorganizzati di Reggio Emilia e Sinistra, classe e rivoluzione e diversi sostenitori del basket reggiano. Da qui, lentamente, hanno sfilato fino in piazza Martiri del 7 Luglio sostando per diversi minuti in piazza del Monte. Il punto più vicino alle destre che è stato permesso loro di raggiungere.

Qui, fra un paio di fumogeni e gli applausi della cinquantina di partecipanti, i collettivi hanno ribadito la natura antifascista di Reggio Emilia. «Oltre i nostri confini nazionali – hanno spiegato – le destre radicali cercano di riorganizzarsi cavalcando le difficoltà e le paure delle persone. Queste strategie vogliono essere replicate anche in Italia e da tempo anche la destra reggiana sta cercando di ottenere un suo spazio di affermazione, utilizzando come vetrina ogni occasione da usare strumentalmente per acquisire visibilità». E ne è un esempio, dicono, la “giornata del ricordo” «istituzionalizzata dal governo Berlusconi che vede questo tipo di destra sfilare per le vie del centro. Invitiamo tutte le componenti antifasciste della cittadinanza ad attivarsi. Consapevoli che il cambiamento non possa che essere a sinistra attraverso l’accoglienza, la lotta alla guerra e ad un diverso sviluppo economico-sociale, manifesteremo collettivamente per fermare il tentativo di invasione delle destre in città ed in provincia».

Poi è cominciato lo scontro musicale a distanza, con le casse di piazza Prampolini e quelle del furgoncino degli antifascisti che tentavano l’una di soverchiare l’altra. Ottenendo, alla fine, una strana commistione fra musiche tipiche del repertorio delle giovani sinistre e cori militari della Grande Guerra. “Il Piave mormora” insomma, ma allo stesso tempo chiede la legalizzazione della “maria”. Nel frattempo pochi metri e qualche poliziotto più in là, le destre reggiane dalle 10 andavano avanti con la loro manifestazione. Ad organizzare l’evento è stato il coordinamento reggiano del Giorno del ricordo, composto fra gli altri da Luca Tadolini, Marco Eboli, Luca Bergamini, Alberto Bizzocchi, Manuel Negri, Pietro Negroni e Elena Diacci. Tutti presenti ieri mattina assieme a un’altra trentina di sostenitori e diversi supporters della curva Reggiana, in una strana opposizione sportiva fra basket e calcio. E qui, fra canzoni patriottiche e una enorme bandiera tricolore, hanno ribadito la legittimità di questa giornata e gli orrori delle foibe.

«Quest’anno ci troviamo qui per celebrare la Giornata del Ricordo – ha spiegato l’avvocato Tadolini – legittimamente riconosciuta dallo Stato. In particolare rendiamo omaggio al maestro reggiano Graziano Udovisi, nativo di Pola, sopravvissuto all’olocausto comunista delle Foibe, al quale il Comune già rese onore nella Sala Tricolore».

L’occasione di ieri però è stata motivo per parlare da parte delle destre di una delle piaghe principali di oggi: «Siamo qui – ha ribadito Tadolini – anche per ricordare le vittime italiane del terrorismo islamico, un problema enorme dei giorni nostri che non può essere risolto dalle politiche di accoglienza della sinistra».

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