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La testimonanza di una reggiana a Bologna: "Io, nell’inferno della biblioteca"

di Chiara Cabassa
La testimonanza di una reggiana a Bologna: "Io, nell’inferno della biblioteca"

Emilia Garuti, responsabile legalità del Pd regionale: "I collettivi in questi spazi lasciano siringhe e sporcizia"

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REGGIO EMILIA. «I collettivi vanno in qualche modo fermati. Bisogna fare capire all’opinione pubblica che non rappresentano gli studenti dal momento che con il loro comportamento negano il diritto allo studio». Emilia Garuti, reggiana, 22 anni, è la responsabile legalità e sicurezza per il Pd dell’Emilia Romagna. Per sei mesi, fino al maggio scorso ha lavorato come volontaria alla storica biblioteca di via Zamboni 36, e ora la frequenta in quanto iscritta alla Magistrale in arte visiva della facoltà di Lettere.

In realtà, da qualche giorno preferisce stare lontano dal civico 36: dopo gli scontri tra i collettivi e le forze dell’ordine la tensione resta alta. «Non vorrei rischiare – spiega Emilia – di avere ripercussioni. Perché il caos continua. Ieri (venerdì, ndr) una mia amica era a studiare alla 32 ed è stata fatta uscire insieme agli altri studenti dal retro della biblioteca. D’altra parte, non è un problema di oggi».

Emilia Garuti ha le idee chiare e non le nasconde: «Bisogna fare perdere credibilità ai collettivi e fare capire che da un lato si fanno portavoce di ideali di sinistra e dall’altro si contraddicono negando di fatto il diritto allo studio». Ma l’atteggiamento delle forze dell’ordine è quello giusto? «Di fronte alla violenza dei collettivi - continua Garuti - è comprensibile che polizia e carabinieri arrivino con i manganelli. Più in generale penso che nella zona universitaria ci vorrebbero maggiori e più costanti controlli perché la situazione di degrado è insostenibile».

Convinzioni e riflessioni che Emilia Garuti ha postato anche sulla sua pagina Facebock raccogliendo centinaia di consensi. Un post in cui si rivolge a chi “non c’era”. «Quando abbiamo visto arrivare al front desk una ragazza in lacrime - scrive Emilia - coi pantaloni pieni di sperma, voi non c'eravate. Tutte le volte che abbiamo dovuto chiudere i bagni per giorni per disinfettarli completamente perché ci abbiamo trovato delle siringhe, voi non c'eravate. Quando, solo perché volevo avvertire la malcapitata di uno scippo, sono stata inseguita in biblioteca e minacciata di botte, voi non c'eravate. E nonostante queste siano le cose che succedono quando la biblioteca è aperta la sera, quest'anno si è deciso di prolungare l'orario di apertura fino a mezzanotte proprio per garantire più tempo allo studio. Queste aperture sono basate sulla fiducia, fiducia che in questo modo viene tradita». E ancora: «A coloro che protestano al grido “noi siamo studenti che vogliamo studiare”, dico solo che se siete studenti allora avrete il badge e non avrete problemi a passare i tornelli e avrete anche il rispetto di non rompere i tavoli e le sedie dove tutti studiamo gettandoli in aria e di non strappare i libri di studio che sono di tutti e che poveri stronzi come ero io poi dovranno riaggiustare. A quelli dico: non è voi studenti che i tornelli vogliono lasciare fuori, ma tutti quelli che usano la biblioteca come porcile per drogarsi e fare i proprio comodi».

In quanto responsabile legalità e sicurezza del Pd regionale, cosa intende fare Emilia Garuti? «La mia intenzione è quella di portare il problema all’interno della segreteria e sensibilizzare le istituzioni. La volontà di risolvere i problemi c’è, ma è altrettanto vero che non è facile per persone adulte lontano da tempo dalla realtà universitario capire fino in fondo un’emergenza come questa. Io farò tutto il possibile per avviare un dialogo».

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