«Daspo urbano, finalmente una svolta»
Vecchi sulle misure introdotte dal Governo: «Le userò con severità e buon senso, non diventerò un sindaco sceriffo»
REGGIO EMILIA. «Una maggiore capacità di azione sul fronte ordinanze, la possibilità di stipulare patti territoriali di sicurezza, lo stesso Daspo urbano sono alcuni nuovi strumenti di indubbia valenza positiva. Ma una cosa vorrei dire, non siamo e non saremo sindaci sceriffi perché non è questo il ruolo che la Costituzione ci affida». E poi: «Credo di essere il sindaco che ha utilizzato in modo più massiccio lo strumento delle ordinanze. Davanti al teatro Valli, e in questi giorni nel parcheggio dell’ospedale o nel contrasto all’abusivismo di insediamento delle carovane Rom, sono stati raggiunti risultati positivi frutto di collaborazione istituzionale e di severità nell’azione. Utilizzerò i nuovi strumenti quando necessario, tenendo insieme severità e fermezza, ma anche equilibrio e buon senso».
Maggiori poteri di ordinanza. E, soprattutto, dopo i Daspo sportivi per gli stadi, ora anche l’introduzione del Daspo urbano. Un pacchetto di nuove norme sul fronte del decoro e della sicurezza urbana, contenute nel decreto presentato dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, e approvato venerdì dal Consiglio dei ministri: un provvedimento nato anche sulla base delle indicazioni inviate al Governo dall’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, di cui il sindaco, Luca Vecchi, è responsabile Welfare e Politiche Sociali. E proprio da Vecchi arrivano parole di apprezzamento sul nuovo documento legislativo, considerando le misure introdotte come ulteriori tasselli da inserire all’interno di un quadro di interventi sulla sicurezza e sul decoro urbano che non esita a definire una «svolta politica e culturale».
Fra i nuovi strumenti introdotti, anche il Daspo urbano.Cosa prevede? I “vandali” che deturpano zone di pregio delle città non potranno più frequentarle per un periodo di dodici mesi. Stessa misura, ma per un periodo da uno a cinque anni, per chi spaccia droga nei locali di intrattenimento. «Apprezziamo molto l’azione del ministro Minniti – afferma Vecchi – questa norma rappresenta anche una svolta politica e culturale perché toglie alla destra il tema dell’uso strumentale della sicurezza a fini propagandistici e lo affronta con pragmatismo, individuando nuovi strumenti, anche a disposizione dei sindaci. Ci tengo a sottolineare un fatto: l’Anci sostiene da tempo queste cose e il decreto del governo è anche frutto di un rinnovato e virtuoso rapporto con il territorio».
Secondo il sindaco, tuttavia, «a Reggio il decreto non aprirà una stagione nuova di unilateralismo del Comune sui temi della sicurezza urbana».
Il motivo? «Il dialogo interistituzionale – risponde Vecchi – che in questi anni ha consentito di riconoscere le criticità e condividere strategie e strumenti di intervento, continuerà insieme a Prefettura e forze di polizia». Ed è su questo versante che Vecchi, pur rivendicando «di essere il sindaco che ha utilizzato in modo più massiccio lo strumento delle ordinanze», sottolinea come il problema sicurezza vada affrontato anche sulla base di ulteriori elementi. A cominciare da una giustizia che garantisca pene e sanzioni. E senza dimenticare la necessità di azioni che, da un punto di vista sociale e culturale, contribuiscano ad arginare fenomeni diffusi di criminalità e illegalità.
«Credo sia giusto evidenziare altre due osservazioni - aggiunge il sindaco – L’intervento più incisivo sulla sicurezza urbana richiede un ripensamento di tutta la “filiera di gestione” del problema. Bene nuovi strumenti ai sindaci, ma è necessaria una riforma della politica giudiziaria che inasprisca pene e sanzioni per certe tipologie di reato, che renda lo Stato più severo e soprattutto più credibile nel garantire certezza della pena». Un tema che il sindaco ha intenzione di portare anche all’attenzione dello stesso Governo. Ed è sempre in materia di decoro e sicurezza che ha già chiesto un incontro proprio al ministro Minniti: «Si riapra una stagione di investimento sulle risorse umane che la pubblica amministrazione e le forze di polizia hanno a disposizione per affrontare questi problemi». Quanto alla funzione della cultura e della socialità, «non perdiamo di vista la comunità come concetto e sensibilità di impegno. I nostri laboratori di cittadinanza nei quartieri, l’apertura delle scuole al pomeriggio, gli investimenti sui parchi, il rapporto con i comitati, le iniziative culturali. In una parola: le persone, con la cultura e il protagonismo civico. Anche questo serve per fare sicurezza, in un ottica di coprogettazione in cui si lavora giorno dopo giorno, assieme ai cittadini».
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