Scontri in biblioteca Il Collettivo attacca la studentessa Pd
REGGIO EMILIA. Bersagliata su Facebook. E presa di mira dal Collettivo Universitario Autonomo Bologna. L’accusa principale? Appartenere al Pd. Sugli scontri al 36 di via Zamboni, a Bologna, non sono...
REGGIO EMILIA. Bersagliata su Facebook. E presa di mira dal Collettivo Universitario Autonomo Bologna. L’accusa principale? Appartenere al Pd. Sugli scontri al 36 di via Zamboni, a Bologna, non sono passate sotto silenzio le parole della 22enne reggiana, Emilia Garuti, responsabile legalità e sicurezza per il Pd dell’Emilia Romagna e studentessa dell’Alma Mater, che per sei mesi, fino al maggio scorso ha lavorato come volontaria nella storica biblioteca sgomberata. La 22enne reggiana aveva descritto senza esitazione una situazione di degrado al limite del tollerabile, lanciando un appello a fermare i collettivi: «Bisogna fare capire all’opinione pubblica che non rappresentano gli studenti. Con il loro comportamento negano il diritto allo studio».
Parole che non sono andate giù ai collettivi, che sono passati al contrattacco. E, sulla loro pagina Facebook, hanno scritto messaggi al vetriolo nei confronti della studentessa reggiana, che a sua volta ha ottenuto migliaia di messaggi di solidarietà e apprezzamento per il coraggio della sua denuncia. Fra i difensori della Garuti, anche il segretario provinciale Pd, Andrea Costa, che non le ha mandate a dire ai collettivi: «Emilia insieme a tanti altri in questi giorni vi ha opposto una critica mettendoci la faccia e non nascondendosi dietro una anonima pagina facebook chiamata “Collettivo Universitario di Bologna” - scrive Costa in un lungo commento – Lo ha fatto “dal basso”: per la sua esperienza diretta di studentessa e tirocinante in biblioteca. Sarebbe più utile che utilizzaste le vostre energie a combattere a fianco di Emilia, come di tutti i veri studenti, per sconfiggere il degrado».
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