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Delrio traccia la rotta e apre a Pisapia

Delrio traccia la rotta e apre a Pisapia

Il ministro reggiano alla direzione nazionale Pd: «Il congresso non è una sfida, non mi rassegno ad alleanze con Berlusconi»

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REGGIO EMILIA. «Il congresso non è una sfida, ma una necessità e un dovere. Abbiamo bisogno di riposizionarci». E poi, indicando Renzi: «Non sarà mica tutta colpa di ’sto ragazzo qua? C...zo! Se è così io non ci salto più fuori». E infine: «Necessità e dovere è anche fare rapidamente una legge elettorale. Non arrendiamoci a proporzionalizzare tutto. Ricominciamo dal Mattarellum per una democrazia governante. Vedo con grande interesse che Pisapia si è attivato. Io non mi rassegno a governare con Berlusconi, perché il giorno dopo partono i veti». Parla dopo Cuperlo e prima di Bersani, quasi introdotto dal segretario Matteo Renzi, che nel suo discorso di apertura lo chiama in causa, citando anche le feste dell’Unità di Reggio Emilia.

Nel giorno della direzione nazionale, il ministro reggiano, Graziano Delrio traccia una rotta sul futuro del Pd, strizzando l’occhio al Campo riformista di Pisapia, in vista di una coalizione di centrosinistra, e scaricando subito un accordo con l’ex Cavaliere. Una direzione dai toni accesi e dai tratti fortemente reggiani sin dall’intervento dell’ex premier, Matteo Renzi, che annunciando l’apertura della fase congressuale non risparmia frecciate ai suoi sfidanti per la segreteria: «A chi si candida, a Speranza, a Rossi, a Emiliano, faccio in bocca al lupo – afferma Renzi – se vincono sarò in prima fila per sostenerlo, ma chiedo rispetto non per me ma per i nostri iscritti. Quando si dice che siamo il partito dei petrolieri ai volontari delle feste dell’Unità di Reggio Emilia o Modena viene uno stranguglione».

Mentre parla dal palco, l’ex premier sofferma un passaggio anche sui consigli ricevuti dal fidato «Graziano», che prende la parola tra gli interventi di Cuperlo e Bersani, quasi incastonato fra due delle tante voci discordi che da settimane agitano il Partito democratico, alle prese con la delicata fase di un rischio scissione e di un clima da resa dei conti: «Nessuno dei nostri obiettivi può essere raggiunto dividendoci - scandisce Delrio nel suo intervento – chi ha fatto la fatica di portarci fino a qui deve continuare a fare la fatica di stare insieme».

Nel suo discorso, il ministro reggiano pone l’accento sulla necessità di guardare avanti, in una prospettiva di centrosinistra, rivolgendo gran parte delle sue parole al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, invitato a fare politiche in cui «non tutto è ricollegabile al tema economico», ma guardando anche a temi come il Welfare e al sociale. Il modello esposto, di fatto, è quello reggiano, evocato in diversi passaggi in cui Delrio non teme di ricordare anche il significato e il valore del Tricolore. «Vengo da una terra dove il socialismo ha invaso gli aspetti più intimi delle persone, dove la parola d’ordine è stata “unità”, sui programmi, sui contenuti, su una prospettiva comune. Tutto il resto rischia di indebolire non solo il Pd, ma anche il Paese e l’Europa», aggiunge il ministro, che nel tracciare qualità e bisogni degli enti locali, incappa anche in una gaffe che diverte i presenti. «Non dobbiamo essere mangianebbia, non dobbiamo essere mangia patate», afferma il ministro richiamando tutti ad un senso di unità e responsabilità collettive. Una frase che fra i componenti dell’assise dem fa correre subito la mente al discusso titolo di Libero, “La Patata bollente”, riferito al sindaco di Roma, Virginia Raggi. «L’ho capito solo adesso», ammette poi Delrio di fronte ai risolini e ai mormorii dei presenti. (e.spa.)

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