Gazzetta di Reggio

Reggio

«Espansione criminale che ci preoccupa»

«Espansione criminale che ci preoccupa»

Il Pm veneto D’Ippolito: «L’indagine durata mesi, definiti precisi collegamenti con la criminalità»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Francesco Frontera e la moglie erano stati tra i naufraghi della Costa Concordia. Una traccia che giunge dalle cronache degli anni scorsi, alle quali si aggiunge poi l’arresto di Frontera il 28 gennaio 2015 durante l’esplosione dell’inchiesta Aemilia. Con gli arresti di ieri è stato svelato solo il primo troncone di un’inchiesta che sembra possa allargarsi, come hanno chiarito il procuratore capo reggente di Venezia, Adelchi D’Ippolito, e il colonnello Carlo Pieroni, capocentro della Dia di Padova.

La cellula della ’ndrangheta attiva in Veneto, con epicentro tra Lonigo e San Bonifacio, sarebbe una “locale”affiliata alla cosca autonoma costituitasi a Reggio Emilia. E simile era il sistema di false fatturazioni e sovrafatturazioni messo in piedi dall’organizzazione guidata, secondo l’accusa, proprio da Frontera detto “Provolone”, sodale alla cosca cutrese Grande Aracri, che avrebbe agito attraverso la ditta “Edil Sistem srl” di Lonigo, di cui era amministratore di fatto assieme alla moglie, e attraverso le altre ditte (legate alla famiglia Grisi) che di fatto gestiva. Carlo Scarriglia, amministratore di diritto della “Edil Sistem srl”, per gli investigatori sarebbe stato un mero esecutore della volontà della coppia Frontera-Dobricanovic, con funzioni di prestanome.

«L’indagine durata mesi ha permesso di definire precisi collegamenti con la ’ndrangheta. È questo uno dei rapporti criminali che più ci preoccupa. Le indagini sono ancora in corso per aspetti marginali – ha chiarito il procuratore capo reggente D’Ippolito – Le infiltrazioni mafiose in Veneto sono un problema importante che ci impone di mantenere alta l’allerta».

Il sistema prevedeva (il più delle volte per commesse almeno in parte eseguite) l’emissione di fatture per un importo maggiore a quello reale. La fattura veniva saldata, recuperando l’eccedenza in contanti che veniva divisa tra le persone coinvolte, andando a finanziare la stessa ‘ndrangheta.

Un giro d’affari proseguito dal 2012 al 2015 nel quale sarebbero stati coinvolti, più o meno volontariamente, altri imprenditori, tutti del settore edile, alcuni dei quali collegati alla ’ndrangheta e in particolare alle cosche Grande Arcari e Dragone. Chi non sottostava al meccanismo era vittima di minacce, pestaggi, violenza (reati che non vengono contestati ai tre arrestati ma ad altri indagati).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google