Gazzetta di Reggio

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Il clan reggiano esporta gli affari in Veneto

di Enrico Lorenzo Tidona
Il clan reggiano esporta gli affari in Veneto

Blitz della Dia di Padova: arrestato Frontera e indagato Cappa, già condannati in Aemilia. Perquisizioni a casa di Sarcone

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REGGIO EMILIA. Le false fatturazioni sono l’affare del secolo per la malavita calabrese. Ma le maglie sempre più strette dell’antimafia in Emilia hanno costretto il clan “reggiano” a puntare verso il ricco Nordest. Una macro regione che lì, tra Veneto, Friuli e Trentino, fino a poco tempo fa sembra solo lambita dalle infiltrazioni mafiose. Quel nord-est è però da tempo il punto cardinale inquadrato anche dagli affiliati del clan calabrese dei Grande Aracri, egemone nella natìa Cutro e divenuto ricco nella patria di elezione, Reggio Emilia, dalla quale alcuni di loro hanno diramato affari fino in Veneto per sfuggire all’occhio ormai troppo attento di procure antimafia e forze dell’ordine, come insegna l’inchiesta Aemilia.

Una tesi consolidatasi nella mente degli investigatori emiliani e confermata ieri con l’operazione messa a segno dal Centro Operativo Dia di Padova, con l’ausilio della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza delle province di Venezia, Verona, Vicenza, Cremona, Reggio Emilia, Bologna e Catanzaro, che ha eseguito tre misure di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Venezia, su richiesta della competente Direzione Distrettuale Antimafia.

I reati contestati a 36 indagati sono, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale. Diversi i punti di contatto tra l’operazione partita da lunghe investigazioni in Veneto e Reggio. Prima di tutto gli arrestati: sono tre e tra questi c’è Francesco Frontera, originario di Cutro (Crotone), 42 anni, domiciliato nel Veronese e già in carcere a Bologna dopo la condanna in abbreviato a 8 anni e 10 mesi nel processo Aemilia, raggiunto quindi da una seconda ordinanza di custodia cautelare. Frontera è un mago delle false fatture, sistema che ha permesso al sodalizio criminale cutrese ed emiliano di arricchirsi a dismisura e ai danni del Fisco.

Era imputato in Aemilia in quanto partecipe all’associazione mafiosa, con due reati in materia finanziaria: false fatturazioni e reimpiego illecito di capitali con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso.

Con lui ieri è stata arrestata la moglie Alexandra Dobricanovic, 34enne, ai domiciliari perché madre di due figli piccoli. Oltre a questi sono scattate le manette per Carlo Scarriglia, 24 anni, residente a San Bonifacio (Verona).

Altri due sono i punti di contatto con Reggio. Il primo riguarda gli indagati e le 14 perquisizioni eseguite per acquisire documentazione contabile ed extra contabile comprovante l’esistenza delle attività illecite poste in essere dagli indagati. I carabinieri si sono recati infatti a Bibbiano, nella casa di Carmine Sarcone, 37 anni, il più giovane dei fratelli Sarcone – indagato dalla Dia di Padova ma non imputato in Aemilia – il cui capofamiglia Nicolino, già condannato a 15 anni di carcere in Aemilia, è considerato uno dei capi locali a Reggio al soldo del boss Nicolino Grande Aracri.

Indagato anche Salvatore Cappa, già condannato a 9 anni in Aemilia.

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