Gazzetta di Reggio

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La Lega si... slega: valanga di espulsioni

di Evaristo Sparvieri
La Lega si... slega: valanga di espulsioni

Nervi tesi nel Carroccio per il pugno duro di Vinci e Melato verso esponenti storici. Una fetta della base vuole un congresso

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REGGIO EMILIA. Un congresso provinciale rinviato ad oltranza, una pioggia di espulsioni che colpisce la vecchia guardia e porta alle dimissioni volontarie di militanti storici. E poi malumori e spaccature in vista delle possibili candidature alle prossime Politiche. Nervi tesi nella Lega Nord reggiana, dove molti esponenti storici del Carroccio lamentano sotto traccia un clima di epurazioni e da resa dei conti legato alla mancanza di un congresso provinciale, da oltre un anno rinviato a data da destinarsi tra lo scontento di una fetta di militanti.

Bersagli delle critiche sono il segretario della Lega Emilia e capogruppo in Sala del Tricolore, Gianluca Vinci, e il commissario reggiano, Matteo Melato, astri nascenti del partito di Salvini, che nella nostra provincia conta in totale circa 400 tesserati, in aumento rispetto ai circa 300 attivisti dell’anno precedente. Una crescita segnata da strascichi polemici, disseminati anche sui profili Facebook di alcuni attivisti, oppositori al pugno duro adottato proprio da Melato e Vinci, accusati principalmente di essersi circondati di persone senza una storia sul territorio e senza un legame con i principi fondativi del Carroccio in funzione dell’appuntamento elettorale.

Una guerra senza esclusioni di colpi, che ha già mietuto una vittima, con la decisione annunciata nei giorni scorsi da Giovanni Canovi di presentare le dimissioni da capogruppo in consiglio del gruppo Quattro Castella Libera, restando consigliere autonomo. «La Lega non è più la stessa che io ho conosciuto all’inizio e per la quale mi sono esposto per tanti anni, mettendoci la faccia e perdendo anche tanti clienti, visto che sono un artigiano che lavora sul territorio», le sue parole da ex leghista. Ma Canovi non è l’unico esponente del Carroccio reggiano in rotta con l’attuale linea. E sub iudice sono finiti anche altri leghisti della prima ora, oppositori di Vinci nell’ultimo congresso emiliano e sostenitori dell’allora avversario dello stesso Vinci, Matteo Rancan. Fra questi Gabriele Fossa, ex segretario provinciale ed ex capogruppo in Sala Tricolore, per anni volto per antonomasia del Carroccio in città, e il suo “equivalente” scandianese, Fabio Ferrari, nel 2015 commissario provinciale del partito a Modena, raggiunti nei mesi scorsi da lettere con richieste di espulsioni al pari di Ombretta Zambelli, nome storico della Lega a Casalgrande, in passato candidata anche alle Regionali e alle Politiche. Procedimenti in molti casi ancora in sospeso, in attesa del pronunciamento del Federale di Milano. Ma la tensione fra i militanti reggiani resta altissima, puntando il dito soprattutto verso il sistema di epurazioni, che tecnicamente parte da una richiesta del segretario provinciale (e dunque il commissario Melato) al nazionale (e dunque Vinci). Uno schema che ha portato anche a dimissioni spontanee. E che molti vorrebbero spezzare con un vero congresso provinciale, rinviato da oltre un anno, quando lo stesso Vinci, all’epoca segretario reggiano, scelse Melato come commissario e suo successore, per andare a ricoprire l’incarico di segretario emiliano. Una resa dei conti che arriva fino a Bologna, dove fra le richieste di espulsioni ce n’è una anche per Mattia Casotti, collaboratore del consigliere regionale, Gabriele Delmonte.

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