«Piazza della Vittoria? Portiamoci il mare: è l’unica cosa che manca a Reggio Emilia»
Questa l’idea surreale dell’indimenticato Corrado Costa. E i bambini non hanno dubbi: loro vogliono un grande prato
REGGIO EMILIA. Quando la Gazzetta di Reggio ha lanciato il concorso di idee su come riempire la nuova Piazza della Vittoria, ho pensato che in realtà una piazza è fatta per essere riempita di gente, perciò il problema potrà essere, soprattutto, organizzare eventi che possano funzionare come catalizzatori per riempire la piazza.
Per curiosità ho comunque provato a rigirare la domanda anche ai miei alunni di terza elementare. La grande maggioranza di loro non aveva dubbi: loro, lì, ci avrebbero messo un prato o, addirittura, un bosco. Insomma, per loro, la piazza avrebbe dovuto essere una specie di prolungamento dei Giardini Pubblici. Con tanto di alberi, cespugli, panchine, capanne, nascondigli.
Qualcosa di strano. Ma che, se non ricordo male, assomiglia abbastanza a un precedente progetto in cui si immaginava che anche il posteggio della ex-caserma Zucchi diventasse prato.
Bambini a parte, l'idea più surrealista e spettacolare sulla piazza, per quanto mi riguarda, rimane quella dell'indimenticabile amico poeta e avvocato Corrado Costa. Ricordo che a una riunione per l'organizzazione di Restate, di fronte a un assessore allibito, se ne uscì fuori proponendo di portare nella nostra bella città del tricolore l'unica cosa che veramente mancava: il mare. Proponeva che sulla piazza fosse installata una piscina - tipo quella utilizzata per il suo spettacolo “Il fiume” con la compagnia Koinè, ma più profonda, - e tutt'intorno si mettessero sabbia, ombrelloni colorati e sedie a sdraio a volontà. Sosteneva, tra l'altro, che il mare avrebbe potuto dare “un orientamento all'intera città”.
Un'altra idea di Corrado Costa legata a Piazza della Vittoria era quella di una mostra permanente di opere d'arte particolari: falsi d'autore. Installazioni, sculture, eccetera. Il tutto, naturalmente, collegato alla Galleria Parmiggiani, che si affaccia sulla piazza e ha rappresentato da sempre, tra le altre cose, una eccezionale collezione di falsi. Corrado sosteneva che investire sui falsi d'autore - o anche, semplicemente, commissionando periodicamente ad uno o più importanti artisti visivi un falso dichiarato, cioè un'imitazione - non fosse solo qualcosa di assolutamente originale all'interno del panorama dell'arte contemporanea nazionale e internazionale, ma, anche economicamente, rappresentasse un doppio affare.
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