«Qui non si tratta di politica ma di morti»
Rabbia in udienza dei famigliari. Nanetti: «È difficile, ma anche i sindaci devono dire tutta la verità»
REGGIO EMILIA. «Tutti questi sindaci vengono a deporre in favore di questa azienda che ha creato solo morte a Correggio, e ancora ne sta creando. Io vorrei sapere se si è saputo: questa azienda quanti soldi ha preso per l’edificabilità?». Lea Giberti, vedova di Gastone Cipolli, è arrabbiata. E con lei lo sono gli altri famigliari che hanno dovuto piangere la scomparse delle persone più care, mariti o genitori ex dipendenti Cemental morti per mesotelioma. «A me ribolle il sangue – ha detto Andrea Nanetti, che ha perso il padre e da anni si impegna contro la Cemental –. Capisco che si sentano tirati in ballo, ma bisogna dire la verità».
«Mio marito – dice Lea Giberti – è stato assessore comunista a Correggio ed è morto di mesotelioma alla Cemental. Qui non si tratta di politica ma di morti». Ieri c’è stata una lunga udienza. «Abbiamo assistito a testimonianze che sembravano preventivamente assai preparate, che però non hanno risparmiato alcune grottesche contraddizioni – dicono poi i membri dell’associazione Esposti Amianto Correggio con un comunicato giunto in serata –. Tuttavia era prevedibile che dei testimoni parenti ed ex dirigenti fedeli al signor Franco Ponti cercassero di difenderlo. Meno normale che Giulio Fantuzzi, un sindaco che per sua stessa ammissione non ha mai messo piede nella “fabbrica della morte”, proferisca giudizi positivi. E Claudio Ferrari quali elementi poteva fornire? Dato che è stato sindaco dal 1992, quando la Cemental era chiusa da tre anni. Infatti la domanda rimane: come mai questi due ex sindaci invece di schierarsi coi propri cittadini rimasti vittime o almeno rimanere neutrali continuano a difendere con tanto interessamento un magnate dell'amianto? Non se mai visto in nessun altro caso d'Italia. Perché?» Ad infiammare gli animi, sempre ieri, è stato ad un certo punto anche Ivano Accorsi, ex responsabile del personale alla Cemental. «L’azienda è stata una delle prime con l’integrazione per la malattia – racconta il dirigente in pensione, che non ricorda dove lavoravano Nanetti e Montanari, le cui morti sono ora il soggetto delle accuse rivolte al patron Franco Ponti –. All’epoca non si parlava di malattie professionali legate all’amianto. Si parlava alle volte di silicosi, ma riguardavano screpolature della pelle per il cemento».
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