Artoni, 170 posti ancora a rischio Trattativa ad oltranza a Roma
Braccio di ferro tra sindacati e Fercam, azienda altoatesina che ha acquisito il gruppo di Guastalla Il primo giorno di incontri al ministero del lavoro si conclude con un nulla di fatto. Oggi si riparte
GUASTALLA. Servirà anche la giornata di oggi per trovare un’intesa tra le parti. L’incontro avvenuto ieri a Roma tra gli esponenti sindacali e Fercam, alla presenza dei funzionari dei ministeri del lavoro e dello sviluppo economico, non ha prodotto un risultato concreto e dunque gli approfondimenti proseguiranno anche oggi. L’obiettivo della Cgil è quello di tutelare i dipendenti che verrebbero esclusi dal passaggio a Fercam, l’azienda altoatesina di trasporti e logistica che ha acquisito il gruppo Artoni.
Si è trattato, di fatto, di un vertice interlocutorio. Entrambe le parti in causa hanno cercato di trovare soluzioni per salvare i 170 dipendenti a rischio, ma non è stato trovato l’accordo e la partita resta aperta. Nel pomeriggio, inoltre, gli esponenti del sindacato hanno incontrato i rappresentanti della Artoni, nella speranza di riuscire a trovare risposte concrete per i lavoratori esclusi, senza tralasciare alcuna possibilità. Ma al momento nulla di rilevante è emerso.
Sarà probabilmente la giornata di oggi quella decisiva, nella quale le parti cercheranno di fare uno sforzo per arrivare a una soluzione ottimale per tutti. «Stiamo cercando di fare il possibile – afferma Marco Righi della Filt Cgil – ma non è semplice soddisfare le richieste di tutti. La situazione è difficile e delicata, e dunque servirà pazienza per arrivare a un accordo».
«È sottinteso che quanto sta accadendo sia frutto di un cambio di rotta da parte di Fercam – sostiene ancora il sindacalista –. Con questo scenario è tutto cambiato. La nostra intenzione è quella di costruire una prospettiva che dia continuità all’Artoni, tramite l’utilizzo di ammortizzatori sociali, occorre costruire una rete per coloro che rientrano nel progetto».
Nel frattempo, in tutta Italia i lavoratori della Artoni sono in stato di agitazione. Ad esempio in Toscana, dove l'azienda reggiana ha due sedi, a Calenzano e Pontedera, oltre che nella vicina Bologna. A Mantova, lunedì, nella sede di Valdaro l’attività di trasporto era bloccata con camion fermi nel piazzale, uffici semideserti e padroncini preoccupati per il futuro lavorativo.
In tutto, in Italia, tra lavoratori e indotto operano circa 2500 persone. Non è bastata dunque la vendita al gruppo Fercam, che ha acquisito la Artoni per 60 milioni. Il gruppo reggiano, a causa di difficoltà economiche, era stato già costretto a chiudere 39 sedi sparse in tutta Italia. Nel 2013 l'azienda Artoni aveva chiuso il bilancio con una perdita di 42 milioni, a causa di alcune svalutazioni, mentre nel 2014 la perdita di esercizio era arrivata 12 milioni. Fercam aveva concluso il 2015 con un fatturato di oltre 633 milioni di euro e si calcola che, con un fatturato di circa 200 milioni di euro annui derivante dalle attività Artoni, il fatturato del gruppo Fercam toccherà i 900 milioni di euro.
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