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Artoni, 170 posti ancora a rischio Trattativa ad oltranza a Roma

di Andrea Vaccari
Artoni, 170 posti ancora a rischio Trattativa ad oltranza a Roma

Braccio di ferro tra sindacati e Fercam, azienda altoatesina che ha acquisito il gruppo di Guastalla Il primo giorno di incontri al ministero del lavoro si conclude con un nulla di fatto. Oggi si riparte

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GUASTALLA. Servirà anche la giornata di oggi per trovare un’intesa tra le parti. L’incontro avvenuto ieri a Roma tra gli esponenti sindacali e Fercam, alla presenza dei funzionari dei ministeri del lavoro e dello sviluppo economico, non ha prodotto un risultato concreto e dunque gli approfondimenti proseguiranno anche oggi. L’obiettivo della Cgil è quello di tutelare i dipendenti che verrebbero esclusi dal passaggio a Fercam, l’azienda altoatesina di trasporti e logistica che ha acquisito il gruppo Artoni.

Si è trattato, di fatto, di un vertice interlocutorio. Entrambe le parti in causa hanno cercato di trovare soluzioni per salvare i 170 dipendenti a rischio, ma non è stato trovato l’accordo e la partita resta aperta. Nel pomeriggio, inoltre, gli esponenti del sindacato hanno incontrato i rappresentanti della Artoni, nella speranza di riuscire a trovare risposte concrete per i lavoratori esclusi, senza tralasciare alcuna possibilità. Ma al momento nulla di rilevante è emerso.

Sarà probabilmente la giornata di oggi quella decisiva, nella quale le parti cercheranno di fare uno sforzo per arrivare a una soluzione ottimale per tutti. «Stiamo cercando di fare il possibile – afferma Marco Righi della Filt Cgil – ma non è semplice soddisfare le richieste di tutti. La situazione è difficile e delicata, e dunque servirà pazienza per arrivare a un accordo».

«È sottinteso che quanto sta accadendo sia frutto di un cambio di rotta da parte di Fercam – sostiene ancora il sindacalista –. Con questo scenario è tutto cambiato. La nostra intenzione è quella di costruire una prospettiva che dia continuità all’Artoni, tramite l’utilizzo di ammortizzatori sociali, occorre costruire una rete per coloro che rientrano nel progetto».

Nel frattempo, in tutta Italia i lavoratori della Artoni sono in stato di agitazione. Ad esempio in Toscana, dove l'azienda reggiana ha due sedi, a Calenzano e Pontedera, oltre che nella vicina Bologna. A Mantova, lunedì, nella sede di Valdaro l’attività di trasporto era bloccata con camion fermi nel piazzale, uffici semideserti e padroncini preoccupati per il futuro lavorativo.

In tutto, in Italia, tra lavoratori e indotto operano circa 2500 persone. Non è bastata dunque la vendita al gruppo Fercam, che ha acquisito la Artoni per 60 milioni. Il gruppo reggiano, a causa di difficoltà economiche, era stato già costretto a chiudere 39 sedi sparse in tutta Italia. Nel 2013 l'azienda Artoni aveva chiuso il bilancio con una perdita di 42 milioni, a causa di alcune svalutazioni, mentre nel 2014 la perdita di esercizio era arrivata 12 milioni. Fercam aveva concluso il 2015 con un fatturato di oltre 633 milioni di euro e si calcola che, con un fatturato di circa 200 milioni di euro annui derivante dalle attività Artoni, il fatturato del gruppo Fercam toccherà i 900 milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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