Le poliziotte in piazza «La violenza non è amore»
Ieri mattina la campagna nazionale è approdata tra i banchi del mercato La dirigente Raffaella Abbate: «Donne, mettetevi sempre al primo posto»
REGGIO EMILIA. Rose rosse per San Valentino? Ben vengano, a patto che portino con sè quell’amore autentico che non accetta ricatti e non si piega alla violenza. Questo il significato della campagna della Polizia di Stato “Questo non è amore” che, partita nel luglio scorso, quest’anno nel giorno della festa degli innamorati diventa lo strumento per dare sostegno alle donne vittime di violenza. Anche a Reggio.
Ieri, in piazza Prampolini, non è passato inosservato tra le bancarelle del mercato il gazebo allestito dalla Polizia. Nel corso della mattinata hanno fatto tappa allo stand anche il questore Isabella Fusiello e il prefetto Raffaele Ruberto. Ed è stata la dirigente della squadra volanti, Raffaella Abbate, insieme alle colleghe della polizia, a spiegare il significato dell’iniziativa. «Abbiamo colto l’occasione - spiega la dirigente - in questa giornata che è la giornata degli innamorati, per raccontare a tutte le donne qual è l’importanza vera dell’amore che non ammette nessuna forma di violenza che sia verbale, fisica, o pressioni di qualsiasi tipo. Quindi - continua - cogliamo l’occasione per sensibilizzare tutte le donne a ricordare l’importanza dell’amore, a mettersi sempre al primo posto, e quando ci sono problemi di qualsiasi tipo di coppia di denunciare e rivolgersi alla polizia».
Tante le donne che si sono fermate al gazebo, ponendo domande alle agenti di polizia e ascoltando con attenzione le loro parole. A dimostrare l’importanza di una campagna, quella lanciata dalla polizia, che in sei mesi in 22 province italiane ha consentito di contattare oltre 18.600 persone, per la stragrande maggioranza donne, diffondendo informazioni sugli strumenti di tutela e facendo emergere situazioni di violenza e di stalking che diversamente sarebbero potute rimanere ingabbiate nel dolore domestico.
La flessione negli ultimi due anni dei femminicidi e delle violenze sessuali, dei maltrattamenti in famiglia e degli atti persecutori non ferma l’impegno di prevenzione: non solo perché il numero assoluto delle vittime continua ad essere inaccettabile, ma perché l’esperienza di polizia e delle associazioni da tanti anni impegnate su questi temi mostra l’esistenza di un “sommerso” che troppo spesso non si traduce in denuncia.
«Dai dati (vedi box in alto) in nostro possesso - ci spiega Raffaella Abbate - c’è molta più attenzione allo stalking rispetto a un recente passato. Il fatto che aumentino le querele per stalking significa che la consapevolezza delle donne sta crescendo: non sottovalutiamo il fatto che la persecuzione inizia il più delle volte quando la donna ha deciso di chiudere una storia. E le conseguenze per chi è autore di stalking non sono irrisorie: abbiamo, per esempio, una persona che si trova in carcere proprio per questo reato. Perché se vengono violate le misure più lievi, dal divieto di avvicinamento ai domiciliari, poi arriva la detenzione».
E se la donna ha paura di denunciare perché teme ritorsioni? Non mancano le alternative. «La donna - spiega la dirigente della squadra volanti - non deve per forza denunciare. Anche in assenza di una querela, oggi possiamo usufruire di strumenti importanti quali l’istanza di ammonimento».
In questa prospettiva si muove l’adozione dall’inizio dell’anno del protocollo Eva (esame delle violenze agite). Procedura che consente agli equipaggi di polizia, chiamati dalle sale operative ad intervenire su casi di violenza domestica, di sapere se ci siano stati altri episodi in passato nello stesso ambito familiare. Tutto questo attraverso una procedura che prevede la compilazione di checklist che, anche in assenza di formali denunce, consentono di tracciare situazioni di disagio con l’obiettivo di tenerle costantemente sotto controllo e procedere all’arresto nel caso di violenze reiterate.
«I casi di “amori patologici”purtroppo sono tanti - conferma Raffaella Abbate - e in realtà non dovremmo neppure chiamarli amori. Quando dico, e l’ho ripetuto anche stamattina in piazza Prampolini, che le donne devono mettersi al primo posto dico una cosa ben precisa. Perché le donne devono prendere coraggio. Accettare umiliazioni, sottovalutare una gelosia ossessiva, sopportare comportamenti in qualsiasi modo violenti, non servirà».
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