«Lega, chi rema contro è libero di andarsene»
Il segretario Vinci sulla valanga di espulsioni e dimissioni: «I malumori? Si tratta di poche persone»
REGGIO EMILIA. «La Lega ha sempre più militanti. Chi decide di uscire trova la porta aperta, così come chi decide di entrare. Abbiamo un sacco di nuovi iscritti. Se poi qualcuno non condivide più la linea del movimento è libero di andarsene». Non arretra di un passo. E continua con il pugno duro, pur annunciando l’intenzione di mettersi al lavoro per stringere i tempi in vista della convocazione del congresso provinciale.
Il segretario emiliano della Lega Nord, Gianluca Vinci, vuole dettare la linea. E di fronte al clima di dimissioni volontarie, epurazioni e richieste di espulsioni agitate da una fetta della base storica del Carroccio reggiano, non tira indietro la gamba. Una resa dei conti che parte dall’ultimo congresso regionale, nel quale sono scesi in campo bossiani contro salviniani. A spuntarla, il salviniano Vinci, all’epoca segretario provinciale, che dopo la vittoria non le ha certo mandate a dire, facendo partire un giro di vite contro quanti in terra reggiana hanno mosso critiche verso la nuova linea tracciata dal partito. Al suo posto, alla guida del Carroccio reggiano, è subentrato invece Matteo Melato, nel ruolo di commissario. Un commissariamento che doveva durare al massimo sei mesi. Ma che invece continua da oltre un anno, fra i malumori di quanti chiedono la convocazione di un congresso provinciale finora rinviato a data da destinarsi.
«I malumori? – aggiunge Vinci – Sono poche persone, alcune contrarie per partito preso. Se vogliono uscire perchè hanno problemi con me o Melato, mi spiace, ma sono fatti loro. Ho una maggioranza schiacciante sia a Reggio che in Emilia, dove la Lega non è mai andata così bene. La sezione cittadina di Reggio, dove ci sono trenta persone che lavorano, è la più grande fra i capoluoghi emiliani. E ha espresso in maniera compatta il segretario, Pietro Menozzi».
Una crescita avvenuta a fronte dell’allontanamento di esponenti storici. A cominciare dall’espulsione di Gabriele Fossa, ex segretario provinciale ed ex capogruppo in Sala Tricolore, per anni volto per antonomasia del Carroccio in città, su cui è piombata un’espulsione. Sub iudice, invece, in attesa del pronunciamento del federale di Milano, la posizione dello scandianese, Fabio Ferrari, nel 2015 commissario provinciale del partito a Modena. E poi: le dimissioni di Giovanni Canovi, ex capogruppo di Quattro Castella Libera (ora consigliere autonomo) e gli “anatemi” contro Mattia Casotti, collaboratore del consigliere regionale, Gabriele Delmonte, e Ombretta Zambelli, nome storico della Lega a Casalgrande. Tutti accomunati da un dato di fatto: erano legati alla mozione uscita sconfitta nel congresso regionale. E ora chiedono una linea più vicina ai principi fondativi del movimento. Tradotto: più secessione e meno federalismo.
«Le espulsioni? – precisa Vinci – in Emilia ce n’è stata soltanto una, a Fossa, per un fatto grave, che preferisco non commentare. Ma comunque anche il federale ha ratificato la decisione. Gli altri casi sono persone che non condividono più l’attuale linea del movimento. E sono libere di prendere la strada che preferiscono. È un momento in cui abbiamo bisogno di gente che lavora e si dà da fare. E non di persone che hanno un’idea chiusa verso i nuovi».
Quanto alla richiesta di un congresso provinciale, partita a gran voce proprio dai malcontenti anche per spaccare un meccanismo delle richieste di espulsioni che corre sull’asse Melato-Vinci, «è compito di Melato convocarlo. E a breve sarà indetto». (e.spa.)
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