Marcia indietro della Bosch: ora si tratta
Vezzano: dopo la mobilitazione di dipendenti e sindacati, l’azienda apre al confronto sul piano che prevede 130 esuberi
VEZZANO. Passo indietro dell’azienda nella vertenza Bosch Rexroth. a fronte del pacchetto di 10 ore di sciopero e del blocco degli straordinari annunciati dalle Rsu e dal coordinamento Fim-Fiom-Uilm di Modena e Reggio Emilia nei tre stabilimenti di Nonantola, Pavullo e Vezzano sul Crostolo, lo stabilimento Reggiano in cui lavorano 300 dei 1.300 lavoratori della costola italiana della Bosch. La multinazionale tedesca ha comunicato di essere disponibile ad un incontro con i sindacati a cui si era negata sino a pochi giorni prima. Un vertice che si svolgerà domani e sarà decisivo per aprire il dialogo tra le parti interrotto con l’inatteso piano di tagli presentato dall’azienda ai sindacati.
La mobilitazione era stata annunciata a fronte del piano industriale presentato l'8 febbraio. L’azienda prevede, a fronte di una crescita di fatturato di oltre 20 milioni nel 2017 rispetto al 2016, una ristrutturazione con 130 esuberi, aumenti della turnazione sino a 18 turni settimanali, esternalizzazione di parte delle lavorazioni a basso valore aggiunto (che corrispondono a circa il 25% del fatturato 2017) con i conseguenti esuberi, ma anche la possibile mobilità di maestranze tra i tre stabilimenti.
«Troviamo inaccettabile – afferma Simone Selmi coordinatore delle rappresentanza sindacali del gruppo Bosch– che a fronte di un aumento consistente di fatturato e di volumi produttivi (conseguenza della decisione di internalizzare alcune produzioni dalla Germania), siano previsti tagli occupazionali».
«Questo piano è stato presentato nella fase conclusiva sul rinnovo del contratto aziendale, dopo una trattativa durata 18 mesi. L'azienda ha fatto la richiesta di un maggior utilizzo degli impianti con l'ausilio di 18 turni e da parte nostra – continua il sindacalista – c'era la disponibilità ad affrontare il tema, ma il maggior utilizzo degli impianti doveva essere vincolato a nuove assunzioni, stabilizzazioni dei precari, riduzioni di orario e aumenti salariali».
Il nuovo piano invece, sottolineano Fiom-Fim-Uilm, «fa saltare tutti i punti su cui era imperniata la trattativa, a cominciare dal percorso che sembrava essere condiviso sino a pochi giorni fa dall’azienda, di stabilizzazione di diverse decine di lavoratori in somministrazione. Inoltre l’azienda si era anche impegnata a rinunciare all’utilizzo di lavoratori in staff leasing, cosa che invece è riemersa nella presentazione del piano industriale».
Dall’incontro di domani i sindacati si aspettano quindi che Bosch «riveda il piano industriale, ritiri gli esuberi e riapra un confronto vero sul contratto aziendale ripartendo da dove era stata sospesa la trattativa prima di natale». Ma nel caso l’azienda non si presentasse al tavolo con «novità sostanziali», la vertenza «si inasprirà». Rimane comunque invariato il blocco dello straordinari e di tutte le forme di flessibilità. In questi giorni si stanno svolgendo le assemblee fra i lavoratori nei tre stabilimenti per informarli sul piano aziendale dell’8 febbraio e per decidere l’attuazione del pacchetto di 10 ore di sciopero.
I problemi alla Rexroth sono cominciati a settembre quando è stato ridotto l’orario di lavoro per 500 dipendenti (poco meno di un centinaio nel reggiano). L’azienda ha chiesto e ottenuto l’attivazione della cassa integrazione ordinaria per alleggerire il costo del personale alla luce dei pochi ordini arrivati a fine anno. Per 13 settimane, gli impiegati hanno avuto una sorta di weekend lungo: sono stati a casa dal venerdì, con lo stipendio ridotto.Ora gli esuberi potrebbero riguardare anche gli operai. Ora la nuova doccia fredda nonostante lo stato di salute dell’area italiana della Bosch che nel 2015 ha dichiarato ricavi per 160 milioni e utili per 6,3 milioni di euro.
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