Gazzetta di Reggio

Reggio

«Tante le nozze fallite tra parrocchiani»

«Tante le nozze fallite tra parrocchiani»

Monsignor Tazzioli colpito da un dato: «L’amicizia è scambiata per amore e l’unione fallisce subito»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Ricordo che nel 1968 ero un giovane parroco trentenne che non sapeva nulla di tribunale e mi trovai mio malgrado a confrontarmi con alcuni giudici molto avanti d'età. Oggi è tutto differente, il personale è competente e abbiamo anche due donne entrate in servizio negli ultimi anni».

Monsignor Vittorino Tazzioli ieri all'apertura dell'anno giudiziario ha intrattenuto la platea per oltre un'ora nell'ultimo discorso in qualità di “presidente” del tribunale religioso. Tazzioli ha prima ricordato che due anni fa papa Francesco ha riformato il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale - oggi il vero responsabile è il vescovo e il processo si sveltisce - e poi ha aperto la sacca dei ricordi.

IN PARROCCHIA. «In generale noto che c'è grande litigiosità delle parti in causa e quindi i processi sono più lunghi e faticosi anche se io spesso ho cercato il difficile ruolo del paciere. Mi fa però effetto quando vedo che spesso i ragazzi delle parrocchie si sposano tra loro, con la conclusione che il matrimonio spesso è durato pochissimo. Hanno confuso, sbagliando, l'amicizia con l'amore e in caso di problemi ciò complica le cose perché si tratta di persone che frequentano le nostre chiese».

GLI INIZI. «Sono stato nominato vicario il 28 settembre 1968, da giovane parroco e assistente universitario. Avevo subito una operazione ai reni e feci la convalescenza dalle suore di Santa Margherita Ligure, dopo appena tre giorni di riposo mi chiamò il vescovo dicendomi che dovevo diventare a 31 anni presidente del tribunale ecclesiastico. Quasi svenni per l'emozione, ma ubbidii come Garibaldi.

POCHI MATRIMONI. «In quegli anni le cause erano appena una decina e i giudici non erano certo degli Aristotele. All'epoca le parti erano molto ligie alle richieste del tribunale mentre oggi ci sono mille trattative con gli avvocati: io le faccio, ma non le trovo giuste. In ogni caso spesso il matrimonio fallito lascia per sempre una ferita molto grave all'anima. Non si cancella e anche nel matrimonio civile divorzio porta a divorzio.

DIVORZIO SOCIETÀ. «Non credo, come mi dicono, di essere diventato buono, ma certo cerco di dare una mano a chi soffre e del resto la società è cambiata. Nel 1970, con l'arrivo del divorzio, la società ha subito un grosso cambiamento e siamo passati, in Italia, da un accesso a un altro. In quegli anni si parlava molto di libertà dell'individuo e invece il matrimonio prevede degli obblighi e così la stragrande maggioranza convive o è single».

OMOSESSUALITÀ. «Ricordo che negli anni '70 una donna davanti al tribunale accusò il marito di omosessualità e si arrivò alla nullità perché facemmo entrare la motivazione come una specie di pazzia». Questo aspetto del codice è poi stato revisionato e oggi si parla a tal proposito di “incapacità di assumere le conseguenze del matrimonio”.

LE DONNE. «Le donne sono migliori di noi e la diversità sessuale è una ricchezza». (s.l.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google