Fercam gela la Artoni: «Addio fusione»
Il presidente Baumgartner: «L’affare non è più proponibile». I sindacati proclamano uno sciopero immediato per oggi
REGGIO EMILIA. «La fusione Artoni-Fercam non si farà». Lo dice il presidente della Fercam, Thomas Baumgartner, che accusa il sindacato di non aver accettato le condizioni che poneva l’acquirente. «Un mese fa se ne poteva discutere; ora l’azienda reggiana sta colando a picco e l’affare non è proponibile. Non ci interessa più».
Oggi intanto uno sciopero generale riguarderà sia la sede centrale sia le filiali sparse su tutto il territorio nazionale e ovviamente coinvolgerà anche gli operatori collaterali.
Il passaggio del gruppo reggiano, specializzato nei trasporti, all’azienda altoatesina Fercam, sembrava già cosa fatta (con un esborso di 60 milioni di euro) ma la vicenda si è terribilmente complicata e la trattativa si è bloccata. Apparentemente senza molte vie di uscita. I contrasti sono affiorati quando l’acquirente ha deciso di non assorbire tutti i dipendenti (581 lavoratori) ma di ridurre la forza lavoro di 170 unità. La richiesta ha acceso una forte reazione delle organizzazioni sindacali.
Problematiche di questo genere vengono di solito affrontate in riunioni e confronti diretti fra i vertici aziendali e i rappresentanti dei lavoratori.
E infatti, ad inizio gennaio, c’è stato un primo contatto prima di un aggiornamento al successivo mese di febbraio. E qui, dopo l’incontro avvenuto il giorno 10 febbraio, è arrivato l’inatteso blocco della trattativa ed un cambio radicale di tutto lo scenario.
«Fercam – dicono ad una sola voce le tre organizzazioni di categoria Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – si è sottratta alla prosecuzione dell’esame congiunto previsto per giovedì 15, che riguardava l’acquisizione di un ramo d’azienda, e ora tenta di scaricare le proprie responsabilità sulle organizzazioni sindacali, mentre non si è resa realmente disponibile a sottoscrivere un accordo che contempli tutte le garanzie occupazionali e la possibilità, per i lavoratori non interessati dal passaggio di azienda, di accedere agli ammortizzatori sociali».
Poco dopo la nota scritta prosegue: «Serve l’immediata prosecuzione del confronto per la realizzazione del subentro di Fercam in Artoni. La procedura andrebbe rapidamente conclusa per garantire la continuità di tutte le attività, considerato il concreto rischio occupazionale che interessa circa 3 mila lavoratori tra diretti e indiretti. Un’ipotesi che rischia di diventare concreta se Fercam abbandona pretestuosamente l’acquisizione».
«Il sindacato – concludono Filt, Fit e Uiltrasporti – è pronto ad affrontare questa delicata fase con tutti gli strumenti necessari». Intanto per oggi è stata dichiarata la sospensione di ogni attività per tutta la giornata dei lavoratori dipendenti di Artoni e delle imprese appaltatrici.
«L’impressione – spiega Danilo Morini, esponente della Cgil che ha partecipato alla trattativa nella Capitale – è che la Fercam non abbia più intenzione di portare a compimento l’operazione di acquisizione mentre, nel frattempo, la Artoni ha visto calare visibilmente il volume degli affari e ciò ha accentuato la diminuzione delle sue risorse. Senza voler indovinare il futuro, si può ipotizzare che la Artoni prosegua, sia pure in forma più ridotta, la propria attività consentendo ai dipendenti di usufruire degli abituali ammortizzatori sociali. Ma nello stesso tempo l’azienda diventerebbe ancora più facilmente acquisibile».
«Noi – chiosa – abbiamo dato la piena disponibilità a discutere e confrontarci accettando dei buoni accordi. Abbiamo consegnato proprio oggi, a mano, un verbale con una traccia della via da percorrere per approdare a una intesa. Siamo in attesa di ricevere proposte concrete. Giovedì (oggi, ndr) però si inizia con lo sciopero, poi si vedrà. Sperando che arrivino segnali più incoraggianti».
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