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«Non avevo evaso il fisco Ma ho perso la mia ditta»

di Ambra Prati
«Non avevo evaso il fisco Ma ho perso la mia ditta»

Luca Pervilli assolto dall’accusa di aver messo in piedi una frode milionaria «Avevo 15 dipendenti e fatturavo sette milioni: non farei più l’imprenditore»

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REGGIO EMILIA. «Lavoravo per la Nato. Ora, nonostante sia stato assolto dall’accusa di evasione fiscale, ho perso la mia impresa, ho esaurito i risparmi di una vita, sono finito in cura dallo psichiatra: sono l’ombra di me stesso». Luca Pervilli, 48 anni, ormai ex imprenditore, commenta con amarezza l’assoluzione con formula piena con la quale il Tribunale di Reggio ha posto la parola fine al processo penale, mentre il contenzioso tributario è ancora in piedi.

La vicenda è iniziata nel 2013, quando la società reggiana Tecno Computer Italia srl è finita nel mirino dell’Agenzia delle Entrate.

La ditta, fondata nel 1999 da Pervilli e cresciuta nel tempo, era all’epoca un’azienda florida. «Eravamo specializzati in prodotti informatici di eccellenza e in computer di alta gamma per gaming: per capire, tra i nostri clienti c’erano diverse università, la Regione Lombardia, basi navali, ho perfino assemblato io stesso un sistema destinato al quartier generale Nato - ha dichiarato Pervilli - creavamo i nostri prodotti o li importavamo dall’estero: un settore di nicchia, perciò la crisi non ci toccava.

Avevamo 15 dipendenti, il nostro fatturato annuale sfiorava i sette milioni». In questo quadro si è inserito l’accertamento fiscale. «Due funzionari sono rimasti in azienda da giugno 2013 fino a dicembre 2013, chiedendomi una tale mole di dati e di domande da occuparmi a tempo pieno».

L'Agenzia delle Entrate, dopo verifiche sugli anni dal 2008 al 2013, ha redatto un verbale di contestazione, accusando gli amministratori (oltre a Pervilli, Tino Serraiocco, montecchiese di 37 anni, e un milanese 54enne) di aver evaso l’Iva con la frode cosiddetta “carosello” che si realizza con l’utilizzo di società cosiddette “cartiere”, che vengono interposte nelle transazioni commerciali.

L’Agenzia ha contestato per ciascuno dei sei anni presi in esame un’Iva inevasa di 552mila, 570mila, 478mila, 302mila, 337mila e 128mila euro, chiedendo il pagamento di due milioni di euro.

Il processo è iniziato a novembre 2015. L'avvocato difensore di Parvilli, Andrea Pellegrini, ha smontato la tesi accusatoria, portando a dibattimento prove documentali e una quantità di testimoni (dai magazzinieri ai broker intermediari con le società estere) che hanno dimostrato come le operazioni fossero reali.

Nel dicembre scorso il giudice Luca Ramponi ha sancito l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Un finale beffa secondo Pervilli, perché nel frattempo, a febbraio 2014, la Tecno Computer Italia è stata messa in liquidazione. «Quello che fa rabbia è che i funzionari dell'Agenzia hanno dimostrato una totale non conoscenza del settore merceologico e non hanno nemmeno risposto alla nostra richiesta di essere interrogati. Abbiamo passato due giorni alla Guardia di Finanza, che ringrazio, anche se non è servito».

E la battaglia legale (con relativi costi) non è terminata, perché la maxi multa è ancora in essere e i conti correnti della Srl tuttora bloccati: su questo dovrà decidere la Commissione Tributaria.

«Ora faccio l'impiegato - conclude amaro Pervilli - ma sono rimasto molto provato da questa vicenda. Non me la sentirei più di fare l'imprenditore».

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