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Trentamila euro per togliere il malocchio

di Jacopo Della Porta
Trentamila euro per togliere il malocchio

Casina: ha convinto il datore di lavoro che la sua famiglia fosse in grave pericolo . Il “mago” ora è processo per truffa

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CASINA. Ha convinto il suo datore di lavoro di essere vittima di un maleficio, facendogli credere, tra l’altro, che il figlio era affetto da una malattia invalidante. Poi, dopo che l’uomo era caduto nella più cupa disperazione, gli ha prospettato la via d’uscita: braccialetti e pietre provenienti dall’India e rare medicine procurabili soltanto nello Sri Lanka. Così il malcapitato, convinto di essere vittima di riti di magia nera, ha pagato complessivamente 30mila euro al suo dipendente.

Il “mago” è un indiano di 44 anni, da anni residente a Casina, Amrit Pal Singh Sohal, che ora è finito a processo con l'accusa di truffa aggravata. L’uomo era stato arrestato in flagranza di reato un anno fa dai carabinieri in centro a Casina con l'accusa di estorsione: i militari gli misero le manette intorno ai polsi mentre aveva appena intascato cinquemila euro in contanti. La consegna del denaro era avvenuta in un bar, ma quella volta l’imprenditore agricolo aveva avvertito i carabinieri, che così avevano teso la trappola al “mago”.

Il pm Isabella Chiesi ha riqualificato il reato da estorsione in truffa aggravata e ha disposto il giudizio immediato, che non prevede l'udienza filtro davanti al gup (dove le parti discutono del rinvio a giudizio). La vittima della truffa, un agricoltore di Casina di 54 anni, assistito dall’avvocato Noris Bucchi, si è costituito parte civile.

L'istruttoria davanti al giudice Simone Medioli Devoto sarà fatta a settembre, quando probabilmente si arriverà anche alla sentenza.

La scelta del rito speciale da parte della procura reggiana è dovuta all'evidenza degli indizi a carico dell’imputato.

La truffa sarebbe stata portata avanti dall’estate del 2014 al febbraio del 2016. In questi mesi il datore di lavoro ha consegnato a più riprese assegni di importo variabile al suo dipendente, per un totale di 25mila euro.

La vittima si era rivolta ai carabinieri quando gli venne chiesta la consegna di ulteriori 5mila euro, questa volta in contanti, per potergli garantire l’incolumità del figlio.

L’imprenditore ha poi chiuso la sua azienda agricola, in parte anche per gli esborsi di denaro a favore dell’ex dipendente indiano.

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