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Vicini ma solo di cognome Il padre è dem, il figlio è Si

di Roberto Fontanili
Vicini ma solo di cognome Il padre è dem, il figlio è Si

Mauro è segretario cittadino del Pd, Marco eletto delegato di Sinistra Italiana Le strade si sono divise, ma potrebbero incontrarsi in vista di una coalizione

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REGGIO EMILIA. Vicini di nome. Ma, di fatto, politicamente lontani. Mai come ora. Con il dibattito che si è aperto nel Pd e più in generale nella sinistra, per Mauro Vicini, e il figlio Marco le strade si sono divise, anche se la passione per la politica resta immutata. Il primo è il segretario cittadino Pd, mentre suo figlio Marco è uno dei tre delegati reggiani al congresso costituente di Sinistra Italiana, in programma nel week-end a Rimini.

Una sorta di “scissione” in famiglia quella che stanno vivendo i due, con Mauro che mettendosi subito sulla difensiva dice di continuare «a lavorare per mantenere unito il Pd, anche per il rispetto del mio ruolo di segretario cittadino». Marco invece dice «di portare ancora la croce di essere stato tra i fondatori del Pd», rivendicando anche di aver rinnovato l’ultima volta la tessera nel 2010. E, aggiunge, quello a Sinistra Italiana «è stato un approdo naturale per chi sente il bisogno di una proposta politica che sappia rappresentare le aspirazioni di lavoratori, giovani e del ceto medio impoverito». Padre e figlio sono divisi anche sul rapporto che potrebbe o dovrebbe nascere tra i due schieramenti. Per Mauro Vicini, che non ha mai nascosto anche sui social la sua stretta osservanza bersaniana, oggi «si deve pensare a mantenere legato il popolo della sinistra, non ai dirigenti. Occorre uno spartito condiviso e un bravo direttore d’orchestra». Marco invece sostiene di «vivere con maggior serenità a differenza da chi viene dall’esperienza di Sel il problema del rapporto con il Pd, che è un partito che ha responsabilità proprie anche prima di Renzi». «Noi – conclude – siamo competitivi e avversari del Pd, se vogliamo diventare un polo alternativo alle destre, ai grillini e alla grande coalizione. Questo il nostro obiettivo e nel momento in cui in politica si apre uno spazio di dialogo, l’importante è avere chiaro il proprio radicamento». I due continueranno a discutere tra loro in famiglia, come è sempre avvenuto. Poi fuori ognuno andrà per la propria strada e cercherà di rappresentare parte della realtà reggiana. Ma non è da scartare l’ipotesi di “convergenze parallele”, di democristiana memoria, spesso avvenute a Reggio tra i partiti di sinistra.

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