È geloso e la picchia: condannato a due anni
«Non lo farò più». Ma per ora resta dentro l’operaio di Scandiano che ha rotto una costola alla moglie
SCANDIANO. Ha promesso che non picchierà più la moglie, chiedendo scusa per gli errori commessi: «Voglio fare ammenda, le chiedo giudice un’altra possibilità». Ma il giudice Alessandra Cardarelli è stata inflessibile e lo ha condannato ieri a due anni di carcere senza sospensione della pena. Troppo gravi i fatti contestati: una gelosia furente divenuta ossessione nei confronti della moglie, po degenerata in violenza perpetrata dall’operaio 45enne della zona ceramiche che per quasi quindici anni ha inflitto alla moglie 50enne ogni sorta di minaccia, persecuzione psichica e violenza anche in presenza dei figli minorenni. Lui, al contrario, fa risalire questa escalation all’estate scorsa, spiegando che l'ultimo episodio (per la donna la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso) è accaduto per un diverbio più animato del solito, e la moglie si sarebbe ferita urtando un mobile dell'abitazione. L’avvocato difensore Matteo Marchesini ha chiesto come nuova misura l’allontanamento dalla casa della famiglia e il divieto di avvicinamento. Su questo la giudice si è riservata una decisione nei prossimi giorni. Nel frattempo l’uomo rimarrà in carcere.
L’operaio è stato processato dopo che - su richiesta del Pm Maria Rita Pantani - era stato deciso il carcere nell’udienza precedente. Il difensore ha puntato sul fatto che l’operaio è incensurato ed è lui che mantiene moglie e figli con il suo lavoro, rimarcando quindi che il mantenerlo in carcere metterebbe ulteriormente in ginocchio la famiglia. Tesi difensive non accolte nella prima istanza dal magistrato giudicante, e di sicuro hanno avuto un peso diversi fattori: il certificato medico che parla chiaro (rottura di una costola ed altre contusioni; da qui una prognosi di trenta giorni per la donna); l’inquietante ritrovamento di un tubo nella macchina dell’operaio; le testimonianze dei figli, che hanno descritto i ripetuti atti violenti del padre nei confronti della mamma. Tre giorni fa, poco prima delle 15, una disperata richiesta d'aiuto è arrivata al 112. A chiamare disperata, una donna che, dopo essere stata picchiata selvaggiamente dal marito, era riuscita in qualche modo a fuggire e a chiudersi in camera da letto, da dove era poi riuscita a telefonare. I carabinieri, arrivati sul posto, raccolgono vari elementi, oltre alla testimonianza della donna: suo marito, al culmine di un'ennesima lite, le aveva strappato dalle mani il cellulare per poi spaccarlo e, incurante della presenza del figlio, l'aveva colpita con violenza al petto e graffiata sulle braccia e sul collo. Ora è giunta la condanna. (e.l.t)
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