«Io, espulso dopo 25 anni da uno che è monarchico»
A Reggio Emilia è caos Lega Nord: lo storico militante Gabriele Fossa critica le nuove leve «Prima di votare per la segreteria vogliono far fuori chi non è dalla loro parte»
REGGIO EMILIA. La Lega reggiana, in questi anni, qualche militante e qualche pezzo da novanta per strada l’ha perso. L’ultimo di una lunga lista è Gabriele Fossa, uno dei pochi tra gli storici dirigenti dell’era Bossi a tener duro. Ma anche per lui con il nuovo corso è arrivata l’espulsione. E che a Fossa brucia.
«Soprattutto perché – dice – milito nella Lega da 25 anni e vedere che oggi al suo interno ci sono esponenti che sono stati organici a movimenti monarchici e che oggi girano con il fazzoletto verde mi dà fastidio. Queste persone hanno dichiarato all’atto della loro iscrizione di non essere in posizione incompatibile con lo statuto che si richiama all’indipendenza della Padania».
Fossa non lo cita mai, ma il suo bersaglio è il segretario della Lega Emilia Gianluca Vinci, che l’ha sbattuto fuori nonostante abbia la tessera dal 1992 e sia stato prima segretario di sezione, poi consigliere comunale dal 1989 al 2008, presidente della Circoscrizione Centro Storico e candidato alle regionali. Dove non venne eletto per una manciata di voti e pur avendo ottenuto oltre 4mila preferenze.
Cos’è accaduto?
«Che qualcuno ha deciso che ero di troppo. All’interno della Lega reggiana ed emiliana c’è uno scontro tra una parte di militanti che sono ancora legati ai valori storici della Lega, alla Padania e una parte minoritaria che ha però in mano le leve del potere, più incline ad avere benefici personali, posti e scranni parlamentari. E quelli come me rimasti coerenti, sono visti dai nuovi leghisti come un ostacolo, per cui hanno cominciato a eliminare questo gruppo di persone».
Come si stanno muovendo?
«In due modi: con l’espulsione o il declassamento e la perdita della qualifica di militante. Ti fanno diventare sostenitore, così non puoi votare nei congressi, né eleggere i dirigenti».
È una battaglia in vista del congresso?
«Vogliono preservare la loro posizione. A Reggio la segreteria è commissaria da oltre un anno, invece dei sei mesi previsti dal regolamento. Prima di andare al voto vogliono far fuori i militanti che non sono dalla loro parte».
Quali sono state le accuse nei suoi confronti?
«Di aver commesso gravi fatti che, hanno detto, non possono essere riportati. Come se avessi rubato. Invece mi hanno accusato di aver lavorato contro il movimento e di aver creato pregiudizio, perché ho montato un banchetto elettorale per mia moglie che era candidata in Grande Reggio, di aver fatto la tessera a 4 Castella e non a Reggio, di aver fatto una fattura al Comune di Brescello, ma era nel 2014 quando ancora non era un comune commissariato, di aver parlato con una giornalista e di aver salutato in Piazza Prampolini Giacomo Giovannini».
Ma ci sarà pur qualcosa di vero?
«L’unica cosa vera è che ho mandato a quel paese in modo molto padano e sincero Vinci. Ma l’ho fatto in piazza, con poche persone intorno a noi e tutte persone che erano al banchetto della Lega. Quindi è come se l’avessi fatto in sezione dove ci si dice liberamente quello che si pensa».
Quindi è un'espulsione ingiusta?
«Non ho fatto clamore perché nella Lega ci sono da tanti anni, ma sono sicuro di riuscire a confutare queste accuse e il fatto di lasciar credere che sono stato espulso per motivi talmente gravi che non possono essere riferiti».
Cosa le da più fastidio?
«Che uno che compare su una rivista che riporta i nomi delle guardie monarchiche oggi possa decidere nella Lega. Nel 2011 ha partecipato a una manifestazione monarchica e a quella data era già iscritto alla Lega. Oggi può essere uscito, ma allora era incompatibile con un movimento che si richiama all’indipendenza della Padania».
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