Compra la stufa online, ma è truffa
Luzzara: paga in anticipo 1.200 euro a una donna poi smascherata dai carabinieri
LUZZARA. Pensava di aver fatto un buon affare e già pregustava che ai prossimi freddi si sarebbe scaldato in pantofole davanti a quella bella stufa, per di più rispettosa dell'ambiente, perché alimentata a pellet (i cilindretti fatti con la pressatura di segatura e scarti di legno).
La stufa l'aveva trovata navigando in uno dei tanti siti e-commerce che affollano la Rete. E anche il prezzo, in rapporto alla qualità dell'oggetto, era interessante. Così un 47enne di Luzzara ha preso contatti con chi aveva messo in vendita online la stufa, una signora, e con le coordinate ricevute dalla gentile donna ha pagato il prezzo concordato, 1.200 euro, con bonifico bancario.
Per tutelarsi, il 47enne ha chiesto anche alla donna i codice di tracciamento della stufa in spedizione, in modo da poterla “seguire” e sapere quando sarebbe stata consegnata. E la venditrice, sempre con gentilezza, ha fornito il codice richiesto.
Chissà, forse nell'attesa di ricevere la stufa, l'uomo avrà pensato che è davvero comodo fare acquisti tramite computer, invece di uscire di casa, andare in un negozio, guardare e toccare con mano gli oggetti, parlare con qualcuno in carne e ossa per ricevere informazioni e chiarimenti. Ma si sa, è la nuova frontiera del commercio virtuale; perché non approfittarne? Sono così passati alcuni giorni, però nessun corriere nel frattempo ha bussato alla porta per consegnare il “pacco”. Visto il ritardo e con qualche timore per la testa, l'uomo ha riprovato a contattare tramite email e cellulare la cortese venditrice, ma questa volta i tentativi sono andati a vuoto. A quel punto i primi timori si sono fatti seria preoccupazione, fino a diventare pian piano quasi una certezza: stai a vedere che si è trattato di un imbroglio. E alla fine ha capito che proprio di questo si trattava. Con amarezza e un po' di rabbia, al 47enne non è rimasto altro da fare che andare alla caserma dei carabinieri di Luzzara. I militari, raccolti gli elementi hanno avviato le indagini e, per la verità, non ci hanno messo molto a dare un volto ed un'identità alla venditrice. Sono bastati pochi riscontri sul numero telefonico abbinato all'inserzione-esca e telematici per risalire al conto corrente dove erano finiti i 1.200 euro del luzzarese: era intestato ad una 50enne napoletana con una fedina penale bella lunga per reati simili (a proposito: il codice tracciabilità era pura fantasia) e per la donna è scattata un'ennesima denuncia per truffa.
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