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La cattedra di Jannis Kounellis? È nascosta in magazzino

di Luciano Salsi
La cattedra di Jannis Kounellis? È nascosta in magazzino

L’opera realizzata per il Duomo di Reggio Emilia, travolta dalle polemiche di intellettuali ed esponenti del clero, è stata rimossa 4 anni fa

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REGGIO EMILIA. È dimezzato l'omaggio che la nostra città tributa a Jannis Kounellis, il grande scultore di origine greca morto giovedì a Roma, dove risiedeva. Gli rende onore con i capolavori degli anni Settanta riuniti nella collezione Maramotti. Ne offende quasi la memoria con la cattedra episcopale realizzata dall'artista, ma esposta in Duomo solo per alcuni mesi, poi relegata in un buio magazzino, dove è rinchiusa da quattro anni.

E' un manufatto di arte povera caratteristico dello stile di Kounellis e concepito in sintonia con l'orientamento della commissione liturgica diocesana, che voleva adeguare l'interno della Cattedrale allo spirito del concilio ecumenico Vaticano secondo. Perciò l'autore l'aveva pensato come una sorta di zattera rappresentativa della Chiesa che sfida le tempeste. La base è composta di antiche travi lignee che sorreggono la seduta vescovile in ferro, affiancata da altre due sedute, una per il presidente non vescovo e l'altra per un diacono o assistente. La sua collocazione fra la navata e il presbiterio, a metà strada fra l'altare e l'ambone, sottolineava la subordinazione del Vescovo alla parola di Dio. L'innovazione è durata poco.

Il triste destino della cattedra, però, non dipende dal suo valore artistico, che pochi oserebbero mettere in dubbio. La decisione di rimuoverla fu presa, prima ancora che si insediasse il suo successore Massimo Camisasca, dallo stesso vescovo Adriano Caprioli che l'aveva voluta. La travolse l'aspra polemica sollevata da esponenti del clero e intellettuali che ritenevano questa e le altre opere innovative inconciliabili con il contesto architettonico e artistico del Duomo.

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La diatriba scoppiò cinque anni fa, quando esse furono collocate all'interno del Duomo. Alla fine di maggio del 2012 mancava soltanto la croce “zen” del giapponese Hidetoshi Nagasawa alla loro presentazione ufficiale. Lo stesso Caprioli, di fronte alle accuse dei detrattori, aveva preferito rimuoverla subito e chiuderla in un magazzino.

Erano in bella mostra, però, l'altare di Claudio Parmeggiani realizzato con due blocchi di marmo di Carrara di epoca romana, l'azzurro candelabro forgiato da Ettore Spalletti per il cero pasquale, il leggio e la gradinata stellare dell'ambone firmati dallo stesso Nagasawa, nonchè la cattedra episcopale di Kounellis. Sette mesi dopo, alla fine del 2012, la cattedra era già sparita, poche settimane prima dell'arrivo di Camisasca, mentre le altre opere, esclusa la croce, rimangono tuttora al loro posto.

E' un motivo in più per rammaricarsene, nel momento in cui gli esponenti della cultura, in ogni parte del mondo, commemorano il grande artista scomparso, che a Reggio ha comunque lasciato una traccia destinata probabilmente a riemergere in futuro.

Fra i reggiani che lo conobbero si segnala l'architetto Mauro Severi, che aveva curato il restauro del Duomo. Severi ha un ricordo personale vivissimo di Kounellis, da lui conosciuto quando la commissione diocesana lo inviò a contattarlo in vista del rinnovamento liturgico della Cattedrale.

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«Andammo a trovarlo - dice Severi - a Umbertide, dove lo scultore aveva una casa di campagna. Fu un'esperienza bellissima. Era un uomo di grande cultura e disponibilità, loquace, molto interessato a conoscere gli aspetti liturgici del progetto. Quando venne a Reggio apprezzò il patrimonio artistico del Duomo e, in genere, della città. Fu lusingato dalla presenza delle sue opere nella collezione Maramotti. Per realizzare la cattedra seppe relazionarsi con la commissione liturgica e recepirne le indicazioni».

Severi non esclude affatto che, in futuro, la cattedra possa riemergere dal deposito in cui è confinata, magari con la croce di Nagasawa: «Non è stata ancora presa - sottolinea - alcuna decisione definitiva. Il tempo modifica le situazioni e aiuta ad acquisire maggiore consapevolezza e a risolvere i problemi dell'adeguamento liturgico, che ora si presentano in molte chiese, compresa la basilica di San Pietro».

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