Gazzetta di Reggio

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«La Lega voleva pagare l’affitto in nero»

di Enrico Lorenzo Tidona
«La Lega voleva pagare l’affitto in nero»

Processo sui rimborsi sospetti, parlano due ex segretarie del Carroccio di Bologna: «Contrasti insanabili con Reggio»

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REGGIO EMILIA. «Mi avevano chiesto di pagare metà dell’affitto in nero della nuova sede a Bologna. Non me la sono sentita, ho detto no e dopo sono stata espulsa». L’accusa più dura da digerire per il partito degli scissionisti emiliani è quella che arriva da Carla Rusticelli, ex segretaria amministrativa della Lega Nord di Bologna dal 1999 al 2009, sezione che dipendeva dalla segreteria regionale di Reggio Emilia. La tesoriera è stata uno dei tre testimoni chiamati ieri dall’accusa nel processo sulla “rimborsopoli” che vede una ventina di imputati del Carroccio. Soldi pagati dal partito dal 2008 al 2012 ai militanti ma le cui giustificazioni o mancano o sono incomplete secondo l’accusa. Fatto che ha portato all’avvio dell’inchiesta affidata al pm Stefania Pigozzi e giunta ora davanti al giudice Alessandra Cardarelli. Un processo con imputati da tutta la Regione ma che si celebra a Reggio perché è qui la sede della “Nazione Emilia”, una delle due sezioni sovraprovinciali presenti nella nostra Regione. Il segretario regionale, Gianluca Vinci, è anche avvocato difensore nel processo sui rimborsi. Accanto a lui, ieri, c’era anche l’ex consigliere comunale della Lega Nord Matteo Iotti, avvocato difensore di personaggi di spicco del Carroccio, come l’ex campione di voti Angelo Alessandri.

Per Rusticelli, storica militante di Giovanni in Persiceto e tesoriere a Bologna, nacque negli ultimi anni della sua militanza «un insanabile contrasto con la segreteria amministrativa di Reggio Emilia nella persona di Gianfranco Barigazzi» ha raccontato davanti al giudice, rivolgendosi all’imputato seduto poco distante. «Sono entrata in un contrasto insanabile quando fu aperta una piccola sede a Bologna nella quale si dovevano pagare 1.500 euro al mese di affitto, cifra che per me poteva essere anche inferiore visto che si trattava di uno spazio ristretto in un vicolo laterale di via Indipendenza. Ma soprattutto quando mi chiese di dare una parte dell’affitto in nero per pagare la sede. Io mi sono sinceramente rifiutata. Poi Barigazzi chiuse il conto corrente della Lega di Bologna in banca e infine io fui espulsa con una lettera». Fatti che non sono compresi nel capo di imputazione, ma che hanno inquadrato i rapporti tra testi e imputati. La Lega Nord non ha mai pensato di presentarsi come parte civile al processo, appoggiando così in pieno l’operato dei suoi militanti ora imputati, che difende a spada tratta.

«Quei soldi sono della Lega e sono stati versati dai militanti. Non sono fondi pubblici – dice l’avvocato Iotti – Ma al di là di questo fatto, parliamo di un impianto accusatorio debole, che non sta in piedi». Dai soldi usciti dalla cassa per pagare la multa di un’auto senza nessun riferimento alla scheda telefonica pagata senza nessuna pezza giustificativa. Sono solo due degli esempi venuti a galla ieri, come ripercorso solo in parte dal maresciallo della guardia di finanza che ha svolto le indagini ma la cui deposizione è stata interrotta. È stata chiesta, infatti, la produzione in aula dei bilanci acquisiti e delle pezze d’appoggio contenuti in una decina di scatoloni. Il giudice vuole casi concreti per evitare ricostruzioni sommarie.

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