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«Puzza nell’aria, colpa della Coopbox»

di Ambra Prati
«Puzza nell’aria, colpa della Coopbox»

Individuata la causa degli odori avvertiti dai cittadini. L’Arpae: non c’è pericolo. L’azienda: impegnati per mitigare il disagio

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BIBBIANO. L’odore acre che da oltre un anno i residenti nel quartiere Bianello segnalano non è pericoloso per la salute ed è riconducibile, come sorgente, alla Coopbox, storica azienda di via Vittorio Veneto, che si è impegnata a collaborare con le autorità per mitigare il disagio.

È quanto emerso giovedì sera al cinema teatro Metropolis nella prima assemblea pubblica indetta dall’amministrazione comunale per comunicare ai cittadini i risultati della lunga e minuziosa indagine condotta da Arpae (Agenzia ambientale della Regione Emilia Romagna) e Ausl.

Un’assemblea affollata: una ottantina i bibbianesi presenti. Le lamentele sullo sgradevole odore di plastica o gomma bruciata avvertito nella zona Sud-Est di Bibbiano erano emerse per la prima volta a marzo 2015.

«Subito il Comune si è attivato, con il supporto degli enti preposti – ha chiarito il sindaco Andrea Carletti – e non ci si è fermati davanti alle prime difficoltà: si è speso tempo e competenze per approfondire e arrivare in fondo alla questione. Nonostante fosse emerso fin da subito che si parlava di soglie bassissime, ben al di sotto dei limiti di allarme, non abbiamo sottovalutato il disagio».

L’indagine volta a identificare la fonte delle emissioni non è stata semplice, come ha spiegato Michele Frascari dell’Arpae, perché «non esiste in Italia una normativa in materia. Molto dipende dalla persistenza, dalla percezione personale, dalla sostanza prevalente nel mix odorifero. Infine, la strumentazione disponibile non è in grado di pareggiare la sensibilità del naso».

I rilievi, eseguiti in estate e da novembre 2015 in poi, hanno evidenziato che le emissioni erano più forti in inverno (per condizionamenti meteo), ma l’origine rimaneva incerta. Prima sono state monitorate le centraline sulla qualità dell’aria in zona, che però non hanno segnalato nulla di significativo. Poi si è fatto ricorso ai campionatori passivi di ultima generazione, cioè dei “palloncini” controllati per via informatica (uno è stato installato nel cortile di un abitante) che hanno la peculiarità di poter essere azionati nel momento in cui si percepisce il miasma e che “catturano” le sostanze “fotografandole”.

I campionatori passivi hanno rilevato la presenza di butano proprio nelle vie incriminate: via Giovanni Bosco, via Matilde di Canossa, via Menozzi e su lato Nord-Est del cortile Coopbox, unica azienda della zona a utilizzare il butano (che è un gas incolore e inodore) per scongiurare il pericolo di incendi nelle fasi di lavorazione della plastica.

Le attenzioni si sono concentrate quindi sullo stabilimento che da trent’anni produce vassoi e confezioni per cibo (da quelli in plastica per mense e grande distribuzione a quelli di polistirolo, oltre alle coppette in carta delle gelaterie).

Seguendo il tracciante del butano, i tecnici Arpae sono risaliti allo stirene, un monomero del polistirolo che – questo sì – in certe concentrazioni e in certe fasi di lavorazione (quando la molecola non è ancora stabile) può provocare irritazione agli occhi, cefalea, tosse o fastidio nelle vie aeree. Sintomi non pericolosi per la salute, come ha evidenziato Emanuela Bedeschi, direttore del Dipartimento igiene pubblica.

«Coopbox ha dimostrato la massima disponibilità, ci ha aperto le porte e si è dimostrata non indifferente al disagio», ha dichiarato il sindaco Andrea Carletti.

«Molti nostri dipendenti abitano al Bianello – ha affermato l’ingegner Stefano Paterlini, rappresentante Coopbox –. Anche a noi interessava sapere se c’era un problema di salute. Ora ci impegniamo a mitigare il disagio, concordando con le autorità i provvedimenti da adottare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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